Ravenna, 12 settembre 2017 - Almeno un’ora di fitto colloquio con la presidente del collegio provinciale degli Infermieri (Ipasvi), Milena Spadola, durante la quale il tema principale è stato unico e preciso: le due foto che ritraggono la 44enne Daniela Poggiali sorridente e con i pollici alzati in segno di vittoria vicino a una paziente di 102 anni appena morta. Scatti realizzati da una ex operatrice socio sanitaria dell’Ausl il 22 gennaio 2014 all’ospedale di Lugo. Nel tardo pomeriggio di ieri la Poggiali si è dovuta confrontare sul tema foto in ragione di una possibile apertura di un fascicolo disciplinare. In serata la presidente ha quindi riferito al consiglio.

Tutto nasce dal fatto che la Poggiali, dopo la scarcerazione, è tornata a tutti gli effetti a essere un’infermiera dell’Ipasvi. Su di lei al momento non gravano procedimenti disciplinari per una ragione che potremmo definire temporale: quando a suo tempo fu convocata in seguito all’apertura dell’indagine per omicidio, chiese qualche settimana ma venne arrestata prima che si potesse presentare per riferire le proprie ragioni. Va inoltre tenuto presente che sul fronte penale, le vicende che la riguardano sono ancora tutte da definire: e naturalmente vige la presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio.

L’unica vicenda già definita è appunto quella legata alle due foto. Su questo fronte, la Poggiali è stata già licenziata dall’Ausl Romagna con provvedimento passato in giudicato in seguito a specifici ricorsi davanti al giudice del Lavoro non impugnati in Cassazione. Se dunque la donna intendesse tornare a lavorare, potrebbe farlo o per un’altra Ausl o per un soggetto privato.

Ora davanti a un possibile capo d’incolpazione riguardante le due foto, la 44enne avrebbe modo di difendersi in un’udienza appositamente fissata. E se i due scatti dovessero essere giudicati incompatibili con la professione di infermiera, rischia fino alla radiazione. Ma anche in questo caso potrebbe fare ricorso: prima alla Cceps di Roma, la commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie. E infine pure in Cassazione.

a.col.

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