Lugo, 19 aprile 2017 - Erano centinaia le persone, tra cui tantissimi giovani, che ieri mattina hanno gremito la chiesa della Collegiata di Lugo, dove si sono svolti i funerali di Matteo Ballardini, il 18enne (avrebbe compiuto i 19 anni domani, giovedì) che una settimana fa era stato rinvenuto privo di vita in un’auto parcheggiata nei pressi di via San Giorgio. Tantissimi i giovani presenti, tra cui i suoi compagni di classe (‘Balla’ frequentava la classe IV dello ‘Stoppa’ di Lugo) e ragazzi che frequentano la stessa palestra nella quale Matteo praticava il kick boxing.

Nell’omelia di don Leo non sono mancati passaggi ‘forti’, ma allo stesso tempo carichi di significati. Come ad esempio quando il sacerdote, leggendo un breve scritto in cui il 18enne esprimeva un suo pensiero ("A volte la libertà costa assai. Ma sai qual’è il bello? Che io sono disposto a correre i rischi e i costi perché sono libero, e tutto il resto per me non conta"), si è rivolto allo stesso Matteo dicendo "Matteo, scusa la franchezza, ma mi viene da pensare che tu non fossi libero. Dovevi far fronte a tante inquietudini."

Molto toccante poi la lettera scritta da un’amica di ‘Balla’: "Il tuo sogno era viaggiare in Cina e in tutto il resto del mondo. Il tuo sogno era praticare la kick boxing. Il tuo sogno era farti una famiglia ed essere circondato da amore, da una persona volesse amarti. Il tuo sogno era di avere un figlio maschio, una casa in campagna da quattro soldi con molti animali e vivere una vita dignitosa in giro e per il mondo. Tu volevi sempre il meglio del meglio".

Alle esequie era presente anche il sindaco Davide Ranalli, che ha molto apprezzato l’omelia di don Leo, sottolineando come le sue parole “ci riportano alla verità ‘vera’ e sono rivolte ad una generazione che non si deve perdere. Parole in cui mi riconosco e che faccio mie. Oggi don Leo e ‘Balla', insieme, ci hanno insegnato molto più di quello che ad esempio io ho imparato in più di 30 anni”.

Infine il parroco ha ricordato che domenica 4 maggio si svolgerà in Collegiata un incontro (concordato con Sabrina e Luca, ossia con i genitori di Matteo), con Silvio Cattarina, fondatore di alcune comunità di recupero situate in varie parti d’Italia: “Assieme ad altri ragazzi usciti da questo tunnel – ha sottolineato don Leonardo Poli -- ci spiegherà che si può rinascere. Perché se la morte di Balla servisse a cambiare il cuore anche solo di qualcuno nonché a ‘provocarlo’ per far sì che possa diventare un uomo vero, potremmo dire che la sua morte non è stata inutile”.