Lugo (Ravenna), 12 gennaio 2018 - Se tornando a casa trovaste vostra moglie con un’altra donna, come reagireste? Il protagonista di questa vicenda – un ultrasessantenne lughese difeso dall’avvocato Raffaele Coletta –, secondo quanto esposto in querela dalle due signore, all’inizio ha «accettato di buon grado» di partecipare agli incontri amorosi. Poi però, quando le due lo hanno escluso per coltivare la loro relazione, «è diventato molto aggressivo». Di fatto nel processo partito ieri mattina davanti al giudice Corrado Schiaretti, deve rispondere di maltrattamenti, lesioni e violenza privata nei confronti della moglie. E di molestie continuate, minacce e ingiurie verso la nuova compagna della consorte. Le due si sono già costituite parte civile con l’avvocato Paolo Zoli di Lugo.

Secondo quanto raccontato dalla moglie ai carabinieri la mattina di Natale del 2014, il matrimonio era andato avanti per diversi anni. Poi negli ultimi tempi era arrivata la crisi coniugale. E lei in quel periodo aveva stretto amicizia sul lavoro con una donna di una dozzina d’anni più giovane. La complicità si era via via trasformata in relazione sentimentale. E il marito – aveva specificato la donna ai militari – «ne era al corrente». Tanto che le due all’inizio non lo avevano affatto escluso dalle loro attenzioni: «Qualche volta è capitato che lui partecipasse ai nostri incontri amorosi». La nuova compagna dopo un paio di mesi le aveva però fatto notare che «non gradiva la condivisone dei momenti intimi». Un po’ la classica formula: o lui o me.

Cosa non semplice da riferire al marito il quale – prosegue l’accusa – da quel momento aveva cercato di ostacolare le due in un crescendo di tensioni e richieste di chiarimenti. E finendo con il diventare «molto aggressivo». Sempre secondo la signora, erano stati vani i tentativi del consorte di convincerla ad avere un rapporto sessuale in esclusiva per cercare di farle cambiare idea. E non miglior sorte avevano avuto le proposte di essere riammesso agli incontri amorosi tra le due. Al culmine della conseguente disperazione, la moglie lo aveva un giorno persino trovato – continua la denuncia – con in mano la scatola della sua pistola e con in bocca dichiarati propositi di farla finita. Di sicuro in seguito alla denuncia, le ripercussioni amministrative su su quell’arma non si erano fatte attendere.

In ogni modo, a quella fase sarebbe subentrato un periodo di provocazioni verbali anche tramite sms; e poi pedinamenti per controllare se fosse assieme all’altra; ed epiteti a sfondo sessuale oltre a minacce di morte di questo tenore: «Stasera ti faccio a pezzi» e ancora «ti ammazzo, facciamo i conti a casa». In due occasioni tra febbraio e aprile 2015 l’avrebbe picchiata provocando lesioni giudicate guaribili in qualche giorno. E una volta avrebbe pure messo la sua auto davanti a quella della consorte per impedirle di ripartire. Da ultimo ad accusare l’uomo, è arrivata anche la nuova compagna della moglie la quale, con apposita denuncia del febbraio 2015, aveva lamentato tutta una scia di messaggi e telefonate che la invitavano a farsi da parte con frasi di questo tipo: «Se non sono stato chiaro, te lo dirò a voce dove lavori così che sappiano tutti che personaggio sei». Prossima udienza fissata per fine marzo. Da parte sua anche il marito ha lamentato attraverso varie querele comportamenti delle due donne che ha ritenuto essere non corretti.