Ravenna, 16 maggio 2017 - I giudici si sono riservati la decisione. Un tempo di attesa che appare però legato solo a formalità tecniche dato che il perito ha stabilito che Matteo Cagnoni è «adeguatamente trattato e trattabile in carcere». La relazione del medico legale Matteo Tudini, incaricato dal tribunale della Libertà di Bologna in sede di appello, non lascia insomma margine di speranza al 51enne dermatologo in carcere da otto mesi con l’accusa di avere ucciso a bastonate in testa la moglie 39enne Giulia Ballestri: le condizioni psicofisiche di Cagnoni «non sono incompatibili» con una custodia carceraria.

Il vaglio ha preso in considerazione a tutto tondo lo stato di salute del 51enne e la concreta possibilità che l’uomo possa compiere gesti estremi in cella oltre all’eventualità di potere proseguire in altra struttura i trattamenti in atto. Finora i magistrati hanno sempre rigettato la richiesta di scarcerazione di Cagnoni, anche nell’ipotesi dei domiciliari con braccialetto elettronico. Ultimo in ordine di tempo, lo ha fatto il 27 marzo scorso il gip ravennate Piervittorio Farinella.

In quell’occasione gli avvocati bolognesi Giovanni Trombini e Francesco Dalaiti avevano tra le altre cose ventilato la possibilità di un’incompatibilità tra il loro assistito e il carcere allegando una consulenza medica dello psicologo Stefano Ferracuti. Nel documento sulla base della lettura della cartella clinica del detenuto, Cagnoni era stato presentato come persona «fragile» con «temperamento instabile», «reazione ansioso depressiva» e «importante polarizzazione somatica». Il tutto aggravato da una sorta di reumatismo. Nel complesso una condizione descritta come di «elevato rischio suicidiario».

Il consulente di parte nella sua relazione aveva riconosciuto che il 51enne è «trattato con attenzione da parte dei sanitari della casa circondariale» di Ravenna dove è tutt’ora detenuto. Ma a suo parere, vi era la necessità di sviluppare una riflessione sulle risorse psicologiche a disposizione di Cagnoni per fare fronte alla situazione. In tal senso, la richiesta era appunto di domiciliari per proseguire i trattamenti farmacologici e psicoterapeutici. Da parte sua il gip aveva invece sottolineato come Cagnoni, dal suo ingresso in carcere, fosse stato «costantemente seguito dal personale sanitario e all’occorrenza visitato dallo psichiatra».

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E poi non era giunta nessun segnalazione circa la sua «incompatibilità al regime carcerario per ragioni di salute». Mentre è vero che il 51enne «ha partecipato a numerose attività ricreative» tra cui «un torneo di ping pong, un corso di pizzeria e un laboratorio teatrale». Ora la relazione del medico legale Tudini sembra in fondo andare in questa direzione: ma del resto nemmeno il consulente della difesa aveva esplicitamente parlato di incompatibilità carceraria.