Ravenna, 3 maggio 2017 - «Il nostro era un rapporto speciale, non una scappatella estiva ma un amore autentico». Adesso parla lui. Ed è la prima volta da quel tragico 16 settembre 2016, quando la 39enne Giulia Ballestri fu uccisa a colpi di bastone in una villa disabitata a Ravenna, secondo la Procura per mano del marito 51enne Matteo Cagnoni, medico dermatologo. Stefano Bezzi, 40enne imprenditore, da oltre un anno era il nuovo compagno della donna, che Cagnoni con le sue lettere dal carcere continua a insultare e a dileggiare. Troppo, per Stefano, che ora ha deciso di denunciarlo una seconda volta, e l’eventuale risarcimento andrà a Linea Rosa, associazione ravennate contro la violenza sulle donne

Lei aveva già querelato Cagnoni, ma per un’aggressione.
«Era il 12 agosto. Ero in un parcheggio a Marina Romea. Mi sorprese di spalle, si avventò su di me come una furia, con calci e pugni».

Lui, insomma, aveva saputo della vostra relazione.
«Già a fine luglio e da lì il marito l’aveva isolata dal mondo. Con Giulia negli ultimi tempi ci vedevamo a distanza e lei ne soffriva».

Quando l’ha conosciuta?
«Eravamo ragazzi. Poi ci siamo rivisti portando i bambini a scuola e abbiamo cominciato a frequentarci dal giugno 2015».

Cosa le diceva del rapporto col marito?
«Che era al capolinea e voleva porre fine al matrimonio. Lui la manipolava, la costringeva a rispettare un’etichetta di famiglia perfetta che non esisteva più. Le impediva di frequentare gli amici, le amicizie gliele imponeva lui».

Che ricordo ha di Giulia?
«Era fantastica, come donna e come madre. Sempre sorridente. Uscivamo entrambi da storie difficili, ci eravamo trovati».

Come riuscivate a frequentarvi?
«Il mio ufficio era il suo rifugio, d’estate veniva a trovarmi sotto l’ombrellone, poi ci incontravamo a scuola. Con me viveva una nuova vita. Lui la sminuiva, io la valorizzavo». 

Qual era il suo stato d’animo nei giorni precedenti all’omicidio?
«Era preoccupata, temeva per la propria incolumità e per quella dei suoi genitori. Cercava di assecondarlo perché le aveva assicurato che presto l’avrebbe lasciata libera».

Invece?
«Invece il 14 settembre (due giorni prima dell’omicidio), era nervosa e preoccupata. Era stata presa in giro, lui aveva disatteso gli accordi della separazione. Quella è l’ultima volta che l’ho vista. E sempre quel giorno scoprimmo di essere pedinati: fuori dalla mia azienda vidi un uomo in auto con la telecamera, era l’investigatore privato di Cagnoni».

E la sera prima del tragico 16 settembre cosa successe?
«Le mandai un ultimo messaggio verso mezzanotte. Il mattino dopo a scuola non c’era. Cominciai a preoccuparmi, mi consultai con delle amiche di lei. Continuavo a mandarle messaggi ma non rispondeva».

Le aveva detto che sarebbe andata nella villa di famiglia quella mattina?
«No, ma sapevo che lui insisteva per farle vedere quel quadro di donna da vendere per 60mila euro che avrebbero diviso in vista della separazione».

Quando ha saputo che l’avevano trovata morta?
«Alle 8.30 del lunedì, me lo disse il pubblico ministero. Ma durante la notte avevo già avuto un presagio: troppa premura in questura nei miei riguardi».

Chi è Matteo Cagnoni?
«Si professa innocente. È un uomo che non sa assumersi la responsabilità di ciò che ha fatto».

Si sente in parte responsabile per quanto successo?
«Per me parlano i messaggi che ricevo dalle amiche di Giulia. Del tipo: ‘Dopo tutta la cattiveria che avevate attorno vi eravate trovati, resterà sempre tua. Sei stato l’unica persona che l’ha resa felice in questo mondo di mostri’».