Ravenna, 3 ottobre 2017 - Mancava soltanto un tassello. Che da ieri è al proprio posto. Ultimo giorno utile, le parti hanno depositato la lista dei testimoni da portare in aula. Sono numeri importanti e imponenti, quelli del processo Cagnoni, il processo dell’anno. Centosessanta solo quelli chiamati dal Pm Cristina D’Aniello. La difesa – avvocato Giovanni Trombini – risponde con una sessantina di nomi. Poi ci sono le parti civili. Soltanto quella che tutela la famiglia della vittima, Giulia Ballestri, con l’avvocato Giovanni Scudellari, ha indicato meno di una decina di consulenti. Un totale di circa 230 nominativi, che potrebbero sfilare davanti alla Corte d’assise presieduta da Corrado Schiaretti, con Andrea Galanti giudice togato a latere e sei giudici popolari. Lecito pensare che la Corte provvederà a sfoltire le liste, altrimenti il processo – che vedrà le udienze tenersi nei giorni di venerdì – rischierebbe tempi biblici.

I nominativi al momento sono coperti da segreto, nel senso che le persone saranno chiamate di volta in volta, qualora i giudici ritengano la loro testimonianza importante ai fini dell’esito dibattimentale. Per l’accusa, oltre ad investigatori e consulenti, saranno verosimilmente chiamati a parlare i familiari di Cagnoni: il padre Mario, per il quale inizialmente era stato ipotizzato un coinvolgimento nell’occultamente del cadavere della nuora; la madre Vanna la quale a Firenze, la notte del 19 settembre 2016, rivelò ai poliziotti che Matteo era scosso per la morte della moglie, quando ancora nessuno era stato messo al corrente del delitto e della scoperta del cadavere: «I miei nipoti – disse – dormono qui perché la mamma è stata uccisa pochi giorni fa da un albanese durante un furto in una villa disabitata a Ravenna».

In assise sfileranno anche diversi conoscenti del dermatologo 52enne, accusato dell’assassinio a colpi di bastone, tra i quali figurano i nomi di molti professionisti, noti e meno noti. Più difficile decifrare la lista depositata dall’avvocato Trombini, che intercettato in Tribunale non rilascia dichiarazioni in merito. Lecito supporre – ma è solo un’ipotesi – che abbia inserito il nome di quello che era diventato da tempo il nuovo compagno di Giulia Ballestri, per cercare di minarne la credibilità, in un processo in cui l’imputato rischia l’ergastolo: non perché avrebbe ucciso la moglie (per il diritto reato meno grave rispetto al delitto di un parente diretto come genitori o figli), ma in quanto la Procura gli contesta l’aggravante da pena massima della premeditazione.