Solarolo (Ravenna), 19 marzo 2017 - Gli era stato presentato come funzionario di banca. Dopo aver istruito una pratica per un prestito aveva trattenuto le fotocopie dei documenti. Con quelle aveva attivato diverse utenze telefoniche che gli investigatori sono convinti rivendesse addebitandone però i costi all'ignara intestataria. Vittima di una truffa ben articolata una imprenditrice di Solarolo. Tre persone sono state denunciate dai carabinieri. Quello che è stato individuato come la 'mente' del raggiro ha alle spalle numerosi precedenti uno per una truffa milionaria ad una compagnia di autonoleggio.

Si tratta di un 51enne di Pianoro, nel bolognese. Gli altri sono un 50enne di Bologna e un 42enne domiciliato a Misano, tutti molto noti alle forze dell'ordine che per far ritirare la denuncia alla donna raggirata le avevano fatto visita anche sul posto di lavoro. Il tutto ha avuto inizio sul finire del 2016 quando la donna si è vista chiedere, da un istituto di credito, 130 euro per una utenza di telefonia mobile. In banca le hanno dato gli estremi del numero di cellulare per il quale era stato chiesto il denaro: un numero di cui la donna non conosceva l'esistenza. L'imprenditrice ha chiamato il call center relativo al gestore e le è stato spiegato che il contratto era stato fatto a suo nome dal luglio precedente e anzi a lei erano intestati altri tre numeri di cellulare. La donna è caduta dalle nuvole e si è rivolta ai carabinieri di Solarolo. Partite le indagini i militari hanno chiesto i contratti alla compagnia telefonica. Allegati a questi c'era la fotocopia di una carta d'identità della donna inoltre in calce la signora non ha riconosciuto come sua la firma. Una delle utenze il cui contratto era stato sottoscritto usando il nome della imprenditrice era di fatto intestata al 51enne di Pianoro. Le altre tre utenze erano usate da altri; una in particolare, molto attiva, secondo i tabulati richiesti dai carabinieri alla compagnia telefonica, era usata da un socio campano di una ditta del lughese.

Chiamato dai militari a rispondere sul possesso di quella sim l'uomo però ha raccontato di averla trovata per terra a Imola chiusa nel suo involucro originale e di averla usata fino a quando proprio l'imprenditrice di Solarolo un giorno non l'aveva chiamato chiedendo chi fosse e perchè usasse quella scheda telefonica. A quel punto l'uomo l'aveva tolta dal telefono e gettata in un tombino. Intanto era spuntata fuori anche una richiesta di un altro gestore per saldare alcune bollette da migliaia di euro di una linea fissa intestato a un ristorante di Bologna.

Gli uomini dell'Arma sono riusciti a risalire anche al 50enne e al 42enne i quali convocati dai militari avevano raccontato di aver attivato le sim attraverso un'agenzia toscana su mandato del 51enne di Pianoro. Intanto proprio il terzetto, saputo della denuncia della donna, si era fatto vivo sia telefonicamente che di persona sul posto di lavoro della solarolese chiedendo di ritirare la denuncia con la promessa di saldare tutte le bollette. Insomma un incubo per la povera donna. Ai militari che ormai erano arrivati in fondo alla questione, dopo mesi di indagini, rimaneva da capire come quell'uomo aveva avuto i documenti della imprenditrice di Solarolo. Quando i carabinieri hanno fatto il nome dei tre la solarolese si è ricordata che negli anni passati il 51enne gli era stato presentato da un conoscente come funzionario di banca.

La donna a lui si era rivolta per un prestito che poi non era andato avanti; nel frattempo erano partite le pratiche. In allegato a queste c'erano le fotocopie dei documenti d'identità della signora. Con quelle era poi partita tutta la truffa facendo credere alle compagnie telefoniche di essere un socio dell'imprenditrice di Solarolo, cosa ovviamente non vera. Secondo gli investigatori “il lucro del 51enne proveniva dallo smercio di queste sim 'parassita' che rivendeva a utilizzatori che non avrebbero mai pagato le bollette perchè intestate alla truffata. Quando le sim rivendute venivano scoperte gli utilizzatori accampavano scuse come quella avanzata dall'imprenditore lughese che aveva raccontato di averla trovata per terra”.