Silvio Loria salvato grazie all’intervento di due marocchini
di Carlo Raggi
Russi (Ravenna), 10 luglio 2012 - REDOUAN Goulman e Doho Abdel Monim hanno 40 anni, sono marocchini e si trovano in Italia da una quindicina di anni. Silvio Loria deve la vita a loro due. Sono stati loro, entrambi residenti a Bagnacavallo, che domenica mattina verso le 6.40 lo hanno estratto dalla sua Opel Zafira distrutta, mentre lì a pochi centimetri il camper di Arnaldo Belli era avvolto completamente dalle fiamme.
«Domenica mattina io e il mio amico stavamo tornando a Bagnacavallo perchè avevamo dimenticato a casa alcune cose. E volevamo andare al mare» racconta Redouan che come l’amico Doho è artigiano decoratore (entrambi sono sposati, con figli) e aggiunge: «Ero alla guida della mia Ford Galaxy e nello specchietto vedevo che il conducente di un’auto che ci seguiva aveva dei problemi».
In che senso?
«Zigzagava. Ho detto con il mio amico che avremmo dovuto trovare il modo di fermarla per evitare incidenti».
Invece..
«Improvvisamente l’auto è partita tutta verso sinistra. Finisce nel fosso, finisce nel fosso, ho urlato. E invece c’è stato lo schianto. E subito le fiamme».
Lei e il suo amico che cosa avete fatto?
«Ho fermato l’auto sulla prima piazzola disponibile, non volevo che accadessero altri incidenti. Poi con Doho siamo corsi verso i mezzi. Si erano fermate altre auto, c’era gente in strada, ma nessuno si muoveva. Si è avvicinato un giovane, mi ha detto di telefonare ai vigili del fuoco».
E lei che cosa ha fatto?
«Ho risposto che avremmo telefonato dopo, che in quel momento occorreva intervenire».
Le fiamme erano alte?
«Altissime, purtroppo per chi era dentro al camper non c’era più nulla da fare. Fra l’altro si sentivano anche esplosioni».
Così vi siete concentrati sull’auto.
«Sì. Ci siamo avvicinati io e Doho e ho chiesto a quel ragazzo di darci una mano anche lui. Quella persona dentro all’abitacolo era grande e grosso, pesantissimo, la portiera lato guida era bloccata. Poi c’erano gli air bag esplosi. Allora siamo andati dall’altra parte».
Il conducente era cosciente?
«Subito sembrava addormentato, poi l’ho svegliato, gli ho detto come muovere piedi e gambe per aprirsi un varco. Abbiamo tirato, mentre sentivamo il calore del fuoco. Alla fine ce l’abbiamo fatta a tirarlo fuori dall’abitacolo».
Non avete pensato lei e il suo amico che stavate rischiando la vita?
«Guardi, mi hanno ‘costruito’ così, quando vedo una persona a rischio della vita piuttosto che lasciarla morire preferisco morire io. Non cambierò mai».
Redouan, è tanto tempo che lei è in Italia. Ha mai chiesto la cittadinanza?
«Sì, poco più di un mese fa».
La merita subito, non c’è dubbio.
di Carlo Raggi