Ravenna Festival, oratori e liturgie
per sconfiggere il buio
Tenebre e musica: oltre un mese di eventi, con nuove produzioni ‘notturne’ e dense. Cristina Mazzavillani Muti: "Dedico questa 21° edizione ai sepolti vivi, quelli rimasti sotto le macerie. Ma anche a quelli travolti dalla miseria"

Ravenna, 1° febbraio 2010 - La scena più angosciante de 'L’esorcista', film cupissimo di William Friedkin, non è nella stanza della giovane Linda Blair. La paura prende alla gola quando si inquadra un sito archeologico nella città di Ninive, sotto un sole abbacinante: dalla sabbia torna alla luce una statuetta con il volto del demone Pazuzu.
«Mia nonna diceva sempre: è quando c’è la luce che si deve avere paura», spiega Cristina Muti alla platea piena di pubblico del teatro Alighieri. Così, in quest’epoca in cui il buio dell’anima pare prevalere, la 21ª edizione di Ravenna Festival non poteva che affrontare questo delicatissimo tema: Ex tenebris ad lucem, le tenebre come notte, ma anche come cecità, fisica, intellettuale, morale.
Il demonio da sconfiggere attraverso le tre religioni monoteiste fondate su grandi libri, insomma. Senza dimenticare il legame con la terra: così il sottotitolo propone la versione in dialetto della frase latina: S’l’è nöt u s’farà dè. «Dedico questa edizione del festival a tutti i sepolti vivi; e nel dire questo — spiega Cristina Muti — il mio cuore diventa sempre più inquieto. Sepolti vivi perché rimasti sotto le macerie, all’Aquila come ad Haiti. Ma anche i sepolti vivi dal dolore, dall’incomprensione, dalla miseria. Queste tenebre appartengono a tutti noi e cercheremo, attraverso l’arte, di passare dalla notte al giorno».
Evento ‘simbolo’ del tema centrale, l’opera musicale Tenebrae (18, 19 giugno) e che parte dai Responsoria gesualdiani per la costruzione di un nuovo visionario affresco sonoro scandito sui testi tratti da alcune opere del filosofo Massimo Cacciari (del quale va ricordata l’epocale collaborazione con Luigi Nono, che culminò nel Prometeo). La partitura è stata commissinata ad Adriano Guarnieri ed è una sorta di inedito oratorio digitale spazializzato.
L’opera, ideata da Cristina Mazzavillani Muti che ne cura la regia, prevede tre voci soliste e un ensemble strumentale diretto da Pietro Borgonovo. Si procederà ‘di notturno in notturno’, fra progetti elettronici (tre serate all’Almagià) e momenti che fioriranno nella penombra delle basiliche. Sacri canti e parole delle tre grandi religioni del Libro risuoneranno, poi, nella suggestiva cornice dei giardini di San Vitale, con Voci nella preghiera (ideazione e regia di Cristina Mazzavillani Muti, 11 giugno), mentre la voce di Alessandro Preziosi ci condurrà «nel più segreto fondo» dell’anima di Agostino d’Ippona, il grande santo e teologo berbero, africano di nascita, leggendo brani dalle Confessioni, accompagnato dall’ensemble di musica medievale ‘laReverdie’ (12 giugno).
Il programma si snoderà fino al 13 luglio, confermando la collaborazione con i Comuni di Russi e di Cervia che ospiteranno eventi di grande fascino da La notte del tango, davanti a Palazzo San Giacomo, al mini ciclo Black is beautiful, dedicato ai ritmi afroamericani, proposto nell’antica darsena della città ‘del sale’.
Ravenna Festival conferma e consolida la propria vocazione multimediale dedicando serate al teatro, con i progetti di Maurizio Lupinelli e del Teatro delle Albe, in gemellaggio con la comunità tunisina di Mazara del Vallo. Ma, ancora, grande danza, un musical straordinario come Evita (dal 22 al 26 giugno), lo spettacolo tratto da I demoni di Dostoevskji diretto da Peter Stein: dodici ore di messa in scena, al Palacosta. Una citazione particolare per il Concerto trekking (10 giugno): il festival insieme a Trail Romagna porterà il pubblico dal parco archeologico alle pinete cantate da Dante.
di NEVIO GALEATI
