Reggio Emilia, 25 febbraio 2016 - La vicenda è delicatissima e dai contorni ancora tutti da chiarire. Di certo, però, c’è che Paolo Borghi, preside dell’istituto comprensivo Quattro Castella-Vezzano, è stato iscritto sul registro degli indagati per il reato di maltrattamenti nei confronti di una bidella, persona sottoposta alla sua autorità secondo il codice penale. Tradotto: mobbing. Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani sta indagando su di lui e sui rapporti di lavoro tra colleghi, all’interno delle scuole in cui Borghi è dirigente e ha già raccolto diverse informative. Il fascicolo è stato aperto in seguito a una querela sporta da Maria Maiani, 49 anni, collaboratrice scolastica con 15 anni di esperienza, che ora si trova in malattia da novembre per uno stato di difficoltà dovuto, a suo dire, dalle pressioni subite sull’ambiente di lavoro. Ha gli occhi lucidi, fatica a parlare: «Vorrei solo poter lavorare tranquillamente e un po’ di giustizia», dice sommessa.

La donna – assistita dagli avvocati Jenny Loforese e Domenico Noris Bucchi – ha messo nero su bianco in una denuncia per mobbing quelli che lei ritiene essere comportamenti quantomeno anomali da parte del preside.

«Il disinteresse per il forte senso di isolamento più volte denunciato, per il mancato riconoscimento del proprio ruolo – si legge nel documento consegnato in procura –, per le situazioni determinate da terzi violative dei regolamenti e delle norme, unitamente a comportamenti ostruzionistici nell’organizzazione del lavoro, omesso controllo, assenza di imparzialità in merito alle richieste di ferie».

E ancora: «Cambio incontrollato, immotivato e senza preavviso dei turni, disomogeneità nell’assegnazione dei servizi, continua violazione della privacy».

Per concludere: «È evidente che la linea di confine è stata ampiamente oltrepassata e ha avuto come conseguenza la sistematica denigrazione della personalità umana, morale e professionale» della bidella, «riscontrata anche dalla documentazione sanitaria».

In sostanza, secondo la donna, nell’ambiente lavorativo ci sarebbe immotivata disparità di trattamento, tanto da costringerla a isolarsi dalle colleghe; fatto che l’avrebbe fatta cadere in un forte stato di prostrazione emotiva.

Ma la donna non è sola in questa battaglia. Parallelamente alla querela penale, infatti, c’è anche un procedimento civile, sempre nei confronti del preside, che la bidella sta portando avanti assieme a una collega, Mara Masini, di 56 anni. La donna rivolge a Borghi le stesse accuse.

«È dal 2011 che le due collaboratrici scolastiche lamentano lacune sul posto di lavoro – spiega l’avvocato Valter Pompeo Azzolini, che le rappresenta entrambe sul piano civile –. E hanno tentato tutte le strade ufficiali possibili, rivolgendosi prima al sindacato Cisl cui sono iscritte, poi a un legale. Abbiamo cercato invano la pacificazione, chiedendo incontri chiarificatori, convocando persino il preside alla commissione di conciliazione presso la direzione provinciale del lavoro. Ma non ci è mai arrivata da parte sua una risposta. A quel punto abbiamo mandato due diffide a Borghi, contestando le violazioni ripetute dei diritti delle due lavoratrici, ma anche in quel caso nessuno ha mai replicato. Nemmeno per smentire. Allora abbiamo scritto al provveditore, allegando tutta la documentazione che avevamo in nostro possesso». E conclude: «Mi sembra quantomeno una grossa anomalia che un datore di lavoro che amministri la cosa pubblica e che riceva numerose istanze scritte e sollecitazioni al dialogo non risponda mai, nemmeno agli organi istituzionali. È normale questo?»

Nel frattempo la documentazione è arrivata anche sulla scrivania del provveditore Antimo Ponticiello ed è stata processata attraverso un’istruttoria interna. Il preside Borghi, da noi contattato per avere una replica, ha preferito non commentare.