Parma, 6 gennaio 2016 - Il piccolo Bryan sarà costretto a vivere senza entrambi gli arti inferiori. Nato la notte di Natale all’ospedale di Parma con una gravissima malformazione che non sarebbe mai stata segnalata durante l’intera gravidanza. «Addirittura – spiegano gli avvocati Silvia Gamberoni e Alessandro Falzoni – l’ultima ecografia fatta a novembre, dopo aver attestato la normalità del feto, dava le dimensioni di entrambi i femori».

Un dramma che ha sconvolto la vita di mamma Monica, 34 anni di Scandiano (Re), di papà Hektor e del loro primo figlio di 7 anni, tutti residenti nel Parmense, finiti al centro di un incubo tanto inatteso quando mai annunciato. «Come è possibile – si domanda la coppia attraverso i legali – che nessuno, tra tutti i medici che ci hanno seguito, si sia accorto delle pesanti anomalie di nostro figlio?».

Una gestazione sempre considerata regolare con gli esami di routine, per controllare l’andamento della gravidanza, che mai hanno fatto scattare il minimo campanello d’allarme. Nei primi cinque mesi, «quelli più importanti», Monica venne costantemente seguita dal suo medico di fiducia della provincia parmense.

«Tutto era regolare – continua l’avvocato Gamberoni –, il bimbo cresceva bene, le ecografie non davano nessun segno strano». E l’ennesima conferma era arrivata anche dall’ultima, un mese prima della nascita del bambino. Il clima quello festoso che precede ogni nascita. I corredini preparati dai nonni, la culla, la grande gioia. Poi il ricovero il giorno della vigilia di Natale e il primo vagito di Bryan alle due della Notte Santa.

«Il padre – continuano i legali – era presente in sala parto, ha assistito all’intero travaglio. Ma al momento della nascita, medici e ostetriche lo hanno fatto uscire per poi coprire il bimbo e allontanarlo dalla madre». L’amara verità verrà data ai genitori solamente in un secondo momento.

«Dal referto medico emerge che quella malformazione era sconosciuta». Possibile? Oggi mamma e papà vogliono capire cosa è successo, arrivare fino in fondo ed avere giustizia in una vicenda che dalla grande gioia si è trasformata in un dramma. Già partite le lettere di diffida a tutte le parti in causa: il medico privato che seguì la 34enne, la Casa della Salute di Parma dove effettuò alcuni esami, l’Ausl e l’Azienda ospedaliera. «Prepareremo una causa civile – chiudono Gamberoni e Falzoni –, chi ha sbagliato dovrà pagare».