Reggio Emilia, 12 settembre 2017 - I giudici della Corte d’appello di Bologna ribaltano la sentenza di assoluzione del processo Aemilia di primo grado e condannano a quattro anni il consigliere comunale di Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, esponente di Forza Italia. Per lui, l’accusa aveva chiesto, in appello, una condanna a otto anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per Pagliani, oltre alla condanna, i giudici hanno stabilito cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e il pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi di giudizio. Questo, in sintesi, hanno deciso i giudici della Corte d'appello di Bologna nei confronti dei 60 imputati nella tranche del processo Aemilia svoltosi con rito abbreviato.

Tra le modifiche, spicca il dimezzamento della pena nei confronti del collaboratore di giustizia Giuseppe Giglio, che in primo grado era stato condannato a 12 anni e sei mesi, ora scesi a sei anni, mentre viene confermata la prescrizione per l'esponente parmense di Forza Italia Giovanni Paolo Bernini, accusato di corruzione elettorale. 

Confermata la condanna a 8 anni e 8 mesi alla fiscalista bolognese Roberta Tattini. 

Confermate anche la condanna a 15 anni per Nicolino Sarcone, considerato uno dei boss della cosca che per l'accusa ha come punto di riferimento la 'ndrina Grande Aracri, quella a 14 anni e due mesi per associazione mafiosa ad Alfonso Diletto, e quella a sei anni e otto mesi per Nicolino Grande Aracri, che però in questa tranche del processo non era accusato di associazione mafiosa.

Anche i due poliziotti sotto processo si sono visti confermare la condanna ricevuta in primo grado: nel dettaglio, sia per Domenico Mesiano, l'ex autista del questore di Reggio Emilia, sia per Antonio Cianflone, la pena è di otto anni e sei mesi. Mesiano, che oltre al concorso esterno in associazione mafiosa era accusato di violenza privata per le minacce alla giornalista Sabrina Pignedoli, dovrà pagare alla cronista anche 4.800 euro di spese legali.

Confermata infine anche la condanna per concorso esterno nei confronti del giornalista reggiano Marco Gibertini, per il quale la pena è di nove anni e quattro mesi. 

Sul fronte dei risarcimenti alle parti civili sono confermati, fa sapere l'avvocato Alessandro Gamberini, i 600mila euro per la Regione Emilia-Romagna.

LA DIFESA DI PAGLIANI - "Rimango esterrefatto e profondamente deluso da una decisione che ritengo folle, un accanimento personale del quale a memoria non vi sono precedenti nella nostra Regione. - afferma Pagliani in una nota -.  E’ incredibile che chi è palesemente innocente e perseguitato da un’accusa infamante, cassata dal Tribunale del Riesame e dal Gup in primo grado, debba continuare a difendersi per una condanna, assurda, ricevuta in appello. Ho sempre fatto politica per idealismo e passione, stando sempre all’opposizione in una terra notoriamente difficile per la mia parte politica e non avendo mai avuto un briciolo di potere, né tantomeno incarichi nella gestione della cosa pubblica; la mafia mi fa schifo da sempre ed è vergognoso che qualcuno la associ al mio nome su di una sentenza. Oggi stesso comunicherò le mie dimissioni al sindaco ed al presidente della Provincia per potermi concentrare esclusivamente sulla mia difesa e nella mia lotta per far emergere la verità. Continuerò la mia battaglia con forza e convinto della mia totale estraneità, certo che questo incredibile errore giudiziario venga riparato in Corte di Cassazione".

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OPERAZIONE AEMILIA -  L'operazione Aemilia', che a gennaio 2015 portò a 117 arresti e oltre 200 indagati, è stata la più imponente contro la criminalità organizzata in regione, individuando un'associazione di tipo 'ndranghetistico autonoma, legata alla Cosca Grande Aracri di Cutro, ma con epicentro nel Reggiano. Proprio a Reggio Emilia è in corso il dibattimento per circa 150 imputati, ma la maggior parte dei capi, degli organizzatori e dei concorrenti esterni aveva optato per l'abbreviato.