Reggio Emilia, 12 aprile 2017 - Foto dell’ex sindaco Graziano Delrio alla processione del Crocifisso di Cutro; foto di brindisi in questura, con lo stesso Brescia che alza i calici di fianco a Giuseppe Iaquinta, l’ex questore Gennaro Gallo e il suo autista Mesiano. Ma anche foto di abbracci a Salvatore Arabia, cutrese con numerosi precedenti penali, freddato a colpi di pistola a 38 anni nell’agosto del 2003 o screenshot dal film ‘Il Padrino’ scambiati con Nicola Sarcone.

Un affresco sulla personalità di Pasquale Brescia, l’udienza di ieri del processo Aemilia. L’imprenditore edile cutrese si trova in carcere dal 28 gennaio 2015 e ieri osservava tutto dalla gabbia di sicurezza presente in aula; ma prima di quella maxi retata notturna – diventata ormai spartiacque di consapevolezza sulle infiltrazioni mafiose nella nostra terra – frequentava i salotti buoni e aveva tanti «santi in paradiso», come lui stesso amava definirli. Amici e conoscenti in tutte le forze di polizia, tanto da conservarne i numeri di cellulare: questura, carabinieri, finanza, ex vigili urbani. Ma anche direttori di banca, a manciate.

È stato l’appuntato Serafino Presta dei carabinieri di Piacenza, ieri, a scorrere pubblicamente la rubrica di quel telefono che a Brescia è stato sequestrato la notte del blitz: comandanti di stazione dell’Arma, un dirigente della polizia (e relativa consorte), ex vigili e finanzieri poi buttati in politica; con tanto di soprannomi. Stessa storia pure per le sue agende, dove l’ex proprietario del ristorante Antichi Sapori di suo pugno annotava appuntamenti con ‘marascialli’ o politici. «Cena con Filippi», si legge in una pagina. «Incontro con Pagliani», nell’altra. Tutto proiettato nell’aula bunker di via Paterlini.

Nell’ufficio e nell’abitazione dell’uomo che oggi è imputato per associazione mafiosa furono sequestrate anche alcune fotografie. «Una busta marrone con il timbro della questura», dice il militare. «E dentro le foto di feste in via Dante, al fianco di Alfonso Paolini, Domenico Mesiano, Giuseppe Iaquinta». Poi, un’altra busta, con dentro un cd del 2009: contiene le foto dell’ex sindaco di Reggio Graziano Delrio, oggi ministro, con la fascia tricolore al fianco dell’ex consigliere comunale Antonio Olivo alla festa del Crocifisso di Cutro. Proprio un anno fa scoppiava la bufera su un’intercettazione venuta a galla nell’ambito dell’inchiesta Petrolio della procura di Potenza: il consulente al ministero dello Sviluppo Valter Pastena parla al compagno dell’ex ministro Federica Guidi, Gianluca Gemelli: «Hai visto il caso di Reggio Emilia? Finito ’sto casino usciranno le foto di Delrio a Cutro con i mafiosi...». Lo stesso Delrio (che fece subito un esposto chiedendo chiarezza) ha sempre spiegato di essere andato a Cutro in quell’occasione «perché era gemellata con Reggio». Dodici scatti in tutto, quelli mostrati ieri. Immagini pubbliche, di rappresentanza, scattate in piazza durante la processione.

Tra le carte di Brescia finite nel fascicolo del pm, anche una foto con l’ex consigliere regionale Fabio Filippi, l’avvocato Claudio Bassi e il senatore Maurizio Gasparri. Poi un ultimo scatto, che lo ritrae abbracciato con Salvatore Arabia e Antonio Silipo. «Arabia era un uomo fidato di Antonio Dragone e fu ucciso durante la detenzione del boss – chiosa l’appuntato –. In risposta vennero ammazzati Salvatore Blasco e Sergio Iazzolino, due affiliati a Grande Aracri. Per l’omicidio di Arabia vennero arrestati come mandante e organizzatore Nicolino Grande Aracri e Pantaleone Russelli. Questa foto, dunque, deve essere antecedente al 2003».