Fabbrico (Reggio Emilia), 3 gennaio 2018 - Già da diversi giorni la magistratura reggiana ha avviato un’inchiesta sull’incidente accaduto il 13 dicembre in via Naviglio a Fabbrico. Mentre la giovane vittima, il 21enne Pierfrancesco Orlando, era ancora ricoverato in condizioni gravissime nella rianimazione dell’ospedale Maggiore di Parma, erano stati i familiari – attraverso una denuncia presentata dall’avvocato Giovanni Longo – a chiedere un’indagine per chiarire il livello di sicurezza della strada teatro dell’incidente e, in particolare, sulle sostanze presenti nell’acqua del canale Naviglio. Il giovane, dopo la sbandata in auto, era uscito senza gravi ferite dall’incidente. Ma poco dopo si erano manifestati gli effetti dell’acqua sporca ingerita poco dopo l’impatto sul fondo del canale, che avevano provocato gravi danni ai polmoni. Nel tardo pomeriggio del 31 dicembre si è verificato il decesso del giovane.

L’indagine della Procura della Repubblica, coordinata dal sostituto procuratore Giulia Stignani, ha visto trasformarsi l’ipotesi di reato, che è diventata quella di omicidio colposo, al momento a carico di ignoti. Un «atto dovuto» per poter avviare le indagini e consentire l’esecuzione dell’autopsia, alla quale prenderà parte anche un consulente di fiducia della famiglia Orlando. Si vuole capire quale sostanza abbia provocato le conseguenze – poi rivelatesi legali – al giovane operaio originario di Foggia, ma che da circa un anno si era trasferito in Emilia, a Fabbrico, per motivi di lavoro, dopo essere stato assunto alla Landini Tractors, dove si era messo in evidenza per impegno e professionalità.

Per capire le cause della tragedia, sono in corso da giorni le analisi delle acque all’Arpae di Reggio. L’Agenzia ambientale darà nei primi giorni della prossima settimana il risultato di una vasta serie di accertamenti - alcuni particolarmente complessi - su tutte le possibili sostanze che possono essere ricercate in laboratorio. L’incarico è stato affidato all’Arpae dalla Polizia Municipale che aveva ricevuto la denuncia dai genitori del ragazzo.

Le analisi sono scattate prima del decesso del 21enne, come conseguenza della denuncia dei genitori. E’ stato fatto il prelievo delle acque del Naviglio, per avviari controlli che per alcuni parametri richiedono un’incubazione molto lunga e complessa. Le verifiche sono a 360 gradi e riguardano anche alcune specie microbiche che possono aver provocato la grave patologia che ha ucciso il giovane, così come vengono eseguite ricerche standare sulla presenza di possibilità contaminanti ambientali.

Le conclusioni delle analisi saranno poi consegnate alla Polizia Municipale e confluiranno all’interno del fascicolo dell’inchiesta. I parametri che saranno riscontrati potrebbero peraltro essere accettabili dal punto di vista ambientale e quindi rientrare all’interno dei limiti di legge, ma essere pericolosi per l’ingestione o l’inalazione nel corpo umano. Oppure potrebbero anche non dare risposte, poichè le sostanze velenose potrebbero non essere state trovate al momento del prelievo. Ma la speranza è che possano essere uno degli elementi utili per cercare di chiarire, insieme ai risultati dell’autopsia e alla cartella clinica del giovane, quale sia stata la causa che ha scatenato la tragedia.