Reggio Emilia, 15 giugno 2017 - «NON VIENI con me a fare spesa? Allora stai qui chiuso in macchina». Una punizione folle quella impartita da un genitore al figlio di 6 anni. Con questa frase lo avrebbe lasciato in auto, senza neppure che filtrasse un filo d’aria dai finestrini completamente chiusi. Sotto il sole cocente di martedì pomeriggio – quando si sono toccate punte oltre i 30 gradi – nel parcheggio del supermercato Coop, in pieno centro a Scandiano.

Sono le 18 quando un padre, di origine albanese, con la sua Seat Ibiza grigia e il bimbo a bordo si reca al negozio di alimentari. Al rifiuto di accompagnarlo, lo avrebbe abbandonato in macchina. Il piccolo sarebbe rimasto lì chiuso per un periodo tra i 40 e i 60 minuti, come riferiranno alcuni testimoni.

Ha cominciato ad agitarsi, tentando di muoversi nell’abitacolo per non sciogliersi dall’afa. Coi suoi movimenti però fa scattare diverse volte l’allarme, richiamando l’attenzione dei passanti. Sono attimi di tensione e la mente corre al recente episodio di cronaca nella provincia di Arezzo, dove una bimba una settimana fa è morta dopo essere stata dimenticato in auto dalla madre. 


Casualmente di lì passano anche un agente fuori servizio e un medico. Arrivano anche polizia municipale e carabinieri. Spaccano il finestrino ed estraggono il bambino dall’auto, completamente inzuppato di sudore e piuttosto accaldato. Una bottiglia d’acqua e un gelato, con la paura che passa pian piano. Infine giungono il padre e in seguito la madre che invece era a casa. Entrambi però sarebbero stati più preoccupati del vetro rotto che della situazione, mostrando anche rabbia nei confronti degli agenti. Ma ora il papà rischia una denuncia per abbandono di minori. 
 

LA TESTIMONIANZA

 «Il termometro della mia auto, di fronte a quello dove c’era il bambino, segnava 35 gradi. Quando lo abbiamo tirato fuori, era completamente inzuppato di sudore». Chi parla è G. M., uno dei primi ad aver visto il bambino rinchiuso all’interno della macchina nel parcheggio della Coop di Scandiano. «Mi trovavo lì in quel momento – spiega –. Erano da poco passate le 18, stavo andando nel negozio di ottica che c’è nel supermercato. Quando sono sceso dall’auto, ho visto che c’erano due signore straniere attorno alla Seat Ibiza di fronte alla mia. Erano spaventate e così sono andato a vedere. Quando ho capito che dentro c’era un bambino ho temuto il peggio e ci siamo un po’ tutti agitati. Non potevamo neppure toccare l’auto perché la macchina aveva un allarme particolare che scattava a ogni minimo tocco o movimento del bambino all’interno. Non poteva né abbassare i finestrini, né aprire da dentro per uscire. Poi sono arrivate sempre più persone e ha cominciato a spaventarsi. Abbiamo cercato di darci tutti da fare, soprattutto per cercare i genitori. Un ragazzo è corso alla Coop per fare un annuncio al microfono da diffondere in tutto il supermercato, nella speranza che il papà fosse lì».

Una situazione di caos che ha attirato diverse persone. Tra queste è arrivato anche l’agente di polizia locale, Manuel Caminati, che in quel momento però era fuori servizio.

«Per fortuna che è arrivato lui – continua a raccontare il testimone che preferisce celare la sua completa identità –. Perché poi ha gestito benissimo la situazione finché non sono arrivati i suoi colleghi con una pattuglia oltre ai carabinieri. Con loro siamo stati più tranquilli nel rompere il finestrino. Era l’unico modo per farlo uscire da lì». Non appena è stato estratto dalla macchina, tutti hanno potuto tirare un sospiro di sollievo. «Era fradicio di sudore poveretto – continua –. E anche piuttosto accaldato. Tra tutti noi era presente anche un medico che lo ha preso subito in braccio, lo ha visitato e poi lo ha portato a bere una bottiglietta d’acqua. E infine a mangiare un gelato. Era spaventato e non parlava nemmeno una parola d’italiano. Quanto è stato dentro? Almeno 40 minuti, ma c’è anche chi giura quasi un’ora».

Soltanto dopo che l’hanno salvato, sono arrivati i genitori. Prima il padre che era a fare acquisti nel plesso commerciale.

«Se ci penso mi arrabbio – conclude il testimone –. Mi ha dato l’idea di una persona che non si è resa conto della follia compiuta. Anzi. Ha detto con un italiano stentato: ‘Be’, non era morto. C’era bisogno di spaccare il finestrino?’. Non ho parole. Si è giustificato dicendo che il bambino non voleva seguirlo, ma a quel punto bisognava convincere con le buone o prenderlo per le orecchie, mica abbandonarlo in auto».

Infine è sopraggiunta la madre che si trovava a casa. «Anche lei ce l’aveva con gli agenti. Ha addirittura sostenuto che hanno rischiato di fargli male perché aveva una goccia di sangue sul ginocchio causata da una piccola scheggia del vetro rotto. Anziché ringraziare… Robe da matti».