Reggio Emilia, 10 novembre 2017 - Tutti fuori di galera, ai domiciliari, nonostante una pena (patteggiata) a 4 anni di reclusione e 18mila euro di multa ciascuno e l’accusa di essere narcotrafficanti di spicco. Dei tre, la donna, difesa dall'avvocato Ernesto D'Andrea, è persino autorizzata a uscire per lavorare al bar di cui è dipendente.

Finisce così (in primo grado), con la sentenza del giudice Giovanni Ghini, la maxi operazione della polizia che nella scorsa primavera aveva portato all’arresto dei due fratelli albanesi Viktor e Gjin Ndoj di 35 e 38 anni, e di Alina Gianina Savin, una donna romena di 31. Era il 17 maggio quando il blitz degli agenti della squadra mobile portò al sequestro in un colpo solo di quasi mezzo chilo di cocaina e circa 17mila euro in contanti. Numeri che, secondo gli investigatori, davano la misura del ‘giro d’affari’ della banda specializzata nella polvere bianca.

Dopo un lungo e articolato lavoro di appostamenti e intercettazioni telefoniche gli agenti avevano ricostruito i ruoli dei membri del gruppo, fino ad arrivare alle manette. La donna romena, all’epoca fidanzata con uno dei due albanesi, secondo le ricostruzioni della magistratura era il capo, perché la droga era stata trovata in casa sua e nelle intercettazioni appariva come quella che consegnava le buste.

Venne arrestata in flagranza con in tasca 95 grammi di cocaina suddivisa in 35 involucri e a casa sua sono stati trovati 387 grammi di cocaina. Da un’intercettazione telefonica è emerso come la donna si fosse accordata nel consegnare a una persona dai 15 ai 19 mila euro e che fosse lei a preparare lo smistamento della droga.

I poliziotti stavano tendendo d’occhio da tempo anche i due fratelli albanesi (difesi dall’avvocato Domenico Noris Bucchi). E in quel 17 maggio era stato il più giovane il primo a essere seguito dagli inquirenti, in via Mameli. Il 35enne era arrivato in auto, consegnando probabilmente dosi a un cliente e incassando denaro. L’uomo si era poi trasferito vicino a un bar di via Brigata Reggio per un incontro col fratello e con la 31enne, arrivata a piedi.

A quel punto gli agenti erano entrati in azione, fermandoli per un controllo. La donna era stata trovata subito con 95 grammi di cocaina, suddivisi in 35 involucri; la perquisizione nella sua casa aveva ha fatto scoprire e sequestrare quasi 400 grammi ulteriori. In casa del più grande dei due fratelli la Mobile aveva recuperato altri 55 grammi di cocaina oltre a 445 euro in contanti, mentre la perquisizione dell’auto del più giovane aveva portato a trovare ben 16.300 euro. Altri 150 li aveva con sé, forse incassati vendendo le dosi poco prima.

Ai tre imputati erano poi stati sequestrati anche dieci telefoni cellulari e materiale per confezionare le dosi. Dopo le convalide alla donna erano stati concessi gli arresti domiciliari, per i due uomini era scattata invece la custodia cautelare in carcere.

Ieri la sentenza di patteggiamento del giudice Giovanni Ghini (pm Giacomo Forte): 4 anni e 18mila euro per ognuno di loro, con arresti domiciliari. La donna, nel frattempo, potrà uscire di casa per andare a lavorare al bar.