Reggio Emilia, 7 dicembre 2017- Lutto in città per la morte dell’imprenditore Carlo Ferretti, fondatore e proprietario della Quetzal, la nota agenzia viaggi di via Emilia Ospizio. Aveva solo 66 anni e il suo corpo privo di vita è stato trovato in casa martedì sera intorno alle 19,30. 

L’uomo era rimasto molto segnato dalla scomparsa tre settimane fa della moglie Paola Rettondini, originaria di Verona e che Carlo aveva conosciuto durante una vacanza in Sardegna, con cui seguiva la sua attività nata nel 1991.

La compagna di vita se n’è andata pochi giorni fa a causa di una malattia; Carlo non si è più ripreso dal dramma, tanto che da allora non si presentava più neppure sul luogo di lavoro. E non lo si avvistava nemmeno in centro storico dove viveva e dove amava passeggiare. 

O dove incontrava gli amici – sconvolti e sotto choc per la perdita – per bere un aperitivo e scambiare quattro chiacchiere. Era una persona solare, ma il suo sorriso si è spento per sempre dopo aver perso un punto di riferimento come la sua Paola. Lascia nel dolore una figlia, Andrea, di 27 anni. Proprio lei l’ha trovato senza vita, mentre rincasava. 

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La Procura però, vista la giovane età, ha deciso di vederci chiaro. Il pm Maria Rita Pantani ha aperto un fascicolo, senza ipotesi di reato, per accertare le cause della morte. Anche se molto probabilmente, il corpo dell’imprenditore non verrà sottoposto ad autopsia. Per questo, i funerali ancora non sono stati fissati. 

La salma attualmente si trova all’obitorio di Coviolo a disposizione della magistratura. Ferretti inoltre era tra i creditori del fallimento del bar pasticceria Torinese di via Fornaciari – chiusa due anni fa dopo un secolo dalla sua nascita – in quanto era proprietario dei muri dello stabile. 

Dieci anni fa invece fu protagonista, suo malgrado, di una brutta vicenda capitata in centro storico. Ossìa nella notte folle del 13 luglio 2007, quando venne spinto giù dalle scale da un gruppo di ragazzi nel tentativo di fuga dopo che uno di loro era stato scoperto ad orinare davanti alla porta del palazzo di via del Carbone dove abitava Carlo. Che in seguito a quella disavventura si fratturò il femore dopo un volo di tre metri, dovendo portare per circa un anno le stampelle.