Reggio Emilia, 26 agosto 2017 - È in atto una vera e propria epidemia di epatite A, con l’Istituto Superiore di Sanità che ha da tempo diramato l’allerta in ambito nazionale. E Reggio non fa eccezione, facendo registrare dati a dir poco allarmanti. Sono infatti già 31 i casi conclamati registrati in città e provincia quest’anno, a fronte dei soli 3 di tutto il 2016 e dei 5 del 2015. Si tratta di un aumento vertiginoso delle persone infette, superiore al mille per cento in raffronto agli ultimi dodici mesi. Quanto basta, e avanza, per parlare di un rischio diffuso e concreto di contrarre il virus ‘Hav’ che causa la malattia.

Diverse le campagne di informazione che sono scattate a vari livelli per contrastare l’avanzata del virus, ma in assenza di una maggiore attenzione da parte della popolazione sarà difficile porre un freno all’epidemia. Sì, perché la prevenzione e la profilassi sono le uniche vie per ridurre i contagi.

L’origine dell’epidemia, dopo accurate ricerche, è stata infatti individuata nell’‘Europride’ tenutosi un anno fa ad Amsterdam in Olanda. Lì sono convenuti manifestanti da ogni parte d’Europa e un aumento dei casi si è registrato poi progressivamente in diverse nazioni, con l’Italia e la Spagna in testa.

Più che le carenze igieniche normalmente associate all’epatite A, la causa dell’epidemia sarebbe da ricercarsi nei rapporti omosessuali tra maschi. Per l’80%, infatti, sono uomini i nuovi contagiati, e il 67% di loro ha avuto rapporti omosessuali nel periodo di possibile trasmissione del virus.

L’Istituto Superiore di Sanità ha precisato che «l’Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi». E l’Emilia-Romagna è tutta in allerta per il propagarsi del virus ‘Hav’. E’ Bologna, per pure questioni demografiche, a guidare la classifica dei casi registrati: ben 105 quelli rilevati dall’inizio dell’anno (erano 8 nel 2016), seguita da Modena con 37. Da notare che in quest’ultima provincia erano state appena due le persone cui era stata diagnosticata la malattia nell’anno precedente. Reggio si pone al terzo posto in regione per numero di contagiati, e ciò che allarma di più è che nella penultima epidemia di epatite A, nel 2013, si era ‘appena’ toccata quota dieci. Parma si ferma a 31 casi ed è al quarto posto in regione.

Per quanto raramente l’epatite A abbia esiti gravi, è ben evidente quanto sia utile ogni sforzo per bloccare un contagio che può comportare danni notevoli, oltre che tanta sofferenza, per la collettività. L’intenzione è ora quella si sensibilizzare i cittadini su questo tema ben sapendo che basta vaccinarsi per scongiurare ogni contagio.