Reggio Emilia, 23 maggio 2017 - DOPO la benedizione al comitato beata Giovanna Scopelli – che organizza la processione di riparazione del 3 giugno anti ‘REmilia pride’ – da parte del cardinal Raymond Leo Burke, ora arriva il «pieno sostegno» di monsignor Antonio Livi: originario di Prato, 78 anni, ordinato sacerdote nel 1963, è filosofo e decano emerito della facoltà di Filosofia dell’Università pontificia lateranense.

Monsignor Livi, perché appoggia il corteo religioso del comitato Scopelli? 
«Si tratta in realtà di una manifestazione civile: la fanno cittadini che protestano per la massiccia demolizione dell’istituto della famiglia: è una loro libera iniziativa, non un atto di culto ecclesiastico. La Costituzione dice che la Repubblica tutela la famiglia fondata sul matrimonio naturale, non altre forme».

La legge Cirinnà è stata approvata e riconosce altre forme di unione. 
«Sì, ma credo che sia anticostituzionale. Questa manifestazione vuole fare una riparazione a Dio offeso da una manifestazione pubblica che esalta l’unione gay come bene comune quando non la è. Lo Stato, invece, la impone come valore da difendere ed è sbagliato. Se dal punto di vista politico vince la maggioranza in parlamento, su quello sociale si può dibattere e combattere».

Ci sono cattolici che non vedono di buon occhio le veglie di preghiera pro gay discriminati nella parrocchia di Regina Pacis.
«È una questione diversa. Si può pregare per tutte le persone».

Il vescovo Massimo Camisasca ha negato l’appoggio al corteo, il cardinale Burke lo benedice. Chi ha ragione? 
«Sono piani diversi, ma non conflittuali. Non c’è una guerra».

Difficile da credere. 
«Burke, come me, ha benedetto l’iniziativa su un piano ideale. Conosco Camisasca da molti anni e lo capisco: se non ha ritenuto di avallare il corteo come atto ufficiale della Chiesa, non significa che in cuor suo lo maledica. Nella Chiesa ci sono opinioni diverse, ma non diverse verità. Io ho dato appoggio al corteo, ma Camisasca è un amico e nulla ci separa dal punto di vista della dottrina: nei suoi panni farei lo stesso».

Papa Bergoglio ha detto a fine 2016 che bisogna accogliere gay e trans. Non c’è contrasto con il dettato del Pontefice? 
«Questi cittadini non sfilano in nome del Papa e del vescovo, ma come liberi cittadini. E comunque una volta il Papa e i prelati erano meno disponibili a discutere sui valori non negoziabili, ora c’è un Pontefice che fa una pastorale più aperta».