Reggio Emilia, 14 luglio 2017 - Urla in aula ieri durante la testimonianza del consigliere comunale Salvatore Scarpino al processo Aemilia a Reggio.

«L’onorabilità della comunità cutrese la viola il procuratore generale o la parte non sana della comunità cutrese?», stava chiedendo il pm Marco Mescolini al teste quando il difensore di Gianluigi Sarcone, l’avvocato Stefano Vezzadini, ha iniziato a urlare: «Scusate ma lo vediamo tutti i giorni, i giornali anche di questo processo scrivono cose non vere… L’ultima l’hanno scritta ieri l’altro… »

A quel punto dalle gabbie dei detenuti sono partite nuove invettive all’indirizzo dei cronisti presenti in aula. «Sempre... In galera!... Scrivono articoli falsi’... »

La gazzarra è diventata talmente forte che anche il pm è intervenuto, prima che il presidente Caruso chiedesse una pausa. Alla ripresa dei lavori il pm Mescolini ha definito la frase «inaccettabile, si può parlare di un errore della stampa. Ma qui si dà l’idea di una persecuzione». Il giudice ha poi chiosato: «Non si può fare un processo alla stampa; i giornali sono liberi. Si risponde eventualmente con una querela o una rettifica».

«L’ennesimo tentativo di delegittimare e intimorire i giornalisti messo in atto dagli imputati del processo Aemilia - commenta in una nota Antonio Farnè, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna - non condizionerà il nostro lavoro di operatori dell’informazione al servizio dei cittadini e della verità. È successo così nel gennaio scorso quando gli imputati chiesero di celebrare il processo a porte chiuse, senza la presenza dei cronisti, succederà così anche questa volta. L’informazione libera - conclude Farnè - è un dovere civile e democratico. Niente e nessuno la può fermare». Solidarietà ai giornalisti anche dal sindaco del Comune di Scandiano, Alessio Mammi.

b. s.