Reggio Emilia, 15 marzo 2017 - È uno dei passi avanti nel decorso clinico. Ma si tratta di un passo importante, molto importante. Il piccolo Matteo è stato dimesso dal reparto pediatrico dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, dopo 31 giorni esatti dal trapianto di midollo osseo che è stato eseguito nella struttura sanitaria della Capitale per cercare di sconfiggere una malattia tanto rara quanto grave.

La notizia è stata data l’altra sera dai genitori del bimbo di quattro anni, di Novellara, confermando i miglioramenti registrati in queste ultime settimane di terapia e di accertamenti clinici.

«Ma il cammino non è ancora terminato – aggiungono papà Enrico Orlandini e mamma Serena Gelmini – e sarà ancora lungo. Però, tanto per fare un paragone ciclistico, si può dire che nell’ambito di un giro d’Italia è come aver vinto il Gran Premio della Montagna».

Dunque, un passo avanti molto importante, rappresentato dalla possibilità di uscire dall’ospedale e di poter proseguire le terapie in un ambiente esterno, pur dovendosi sottoporre quotidianamente a controlli ed accertamenti, ma in regime di Day Hospital. Per questo, la dimissione dal Bambin Gesù non corrisponde a un ritorno alla casa di Novellara.

«I valori delle analisi sono saliti al punto tale da consentirci di lasciare l’ospedale. Per i prossimi due mesi circa, e comunque fino ad almeno il centesimo giorno dal trapianto, dovremo restare qui a Roma, in quanto Matteo dovrà sottoposti a frequenti visite di controllo. Il decorso clinico per il momento è regolare», confermano i genitori.

«Si cambia stile, ma continueranno a seguirmi le tate e i tati. Di nuovo c’è che non dormo più... nell’acquario. Resto poco distante dall’ospedale perché dovrò fare tante altre visite e quindi non posso tornare ancora a casa mia ma... Continuiamo ad andare avanti», l’annuncio del piccolo Matteo, impegnato nel frattempo a riordinare i giocattoli – in particolare il suo piccolo esercito di supercar – arrivati nella sua nuova dimora romana.

Nelle ultime settimane il bambino novellarese è rimasto ricoverato al Bambin Gesù, in una specie di stato di isolamento, avvicinato solamente dai genitori e dal personale ospedaliero.