Reggio Emilia, 17 giugno 2017 - Dopo aver aperto delle nuove società a Reggio Emilia ne trasferivano la sede altrove. Poi, sfruttando il regime di esenzione dell'Iva, acquistavano grossi quantitativi di merce varia (dagli elettrodomestici alle bevande, dai prodotti per telefonia ai pallets) che rivendevano all'ingrosso senza dichiarare i ricavi al Fisco. Era questo il meccanismo con cui un'organizzazione di una decina persone ha evaso dal 2013 circa 90 milioni.

Lo ha scoperto la Guardia di Finanza reggiana, che ha denunciato alla Procura nove cittadini italiani tra i 24 e i 64 anni e un cinese di 36 anni. Tutti devono rispondere di una sfilza di reati tributari: dall'evasione alla frode, alla distruzione di scritture contabili. Molti di loro hanno già alle spalle problemi o condanne per reati analoghi.

Le indagini delle Fiamme Gialle, partite quattro anni fa, si sono in particolare concentrate su 5 società che provvedevano all'emissione di fatture per operazioni inesistenti, in cui sono stati anche scoperti 8 evasori totali. Oltre ai trasferimenti fittizi di sede e alla distruzione delle scritture contabili è emerso che l'organizzazione intestava a prestanome compiacenti e pagati per questo (le cosiddette "teste di legno") quote delle stesse società o di attività economiche, così da rendere più difficili gli accertamenti tributari.

Ora le indagini continuano perché, spiegano dal comando di via Mazzini, "occorre ricostruire le ramificazioni e altri potenziali artefici di una frode che, oltre a sottrarre ingenti risorse al fisco, costituisce concorrenza sleale e danneggia seriamente gli operatori di settori che lavorano nella legalità".