Reggio Emilia, 22 settembre 2017 - Finchè la barca va, lasciala andare. E va, a gonfie vele, anche in tribunale, dove Orietta Berti ha battuto – per la seconda volta – il Fisco che ora le deve rimborsare l’Irap versato. La cantante reggiana ha vinto infatti il ricorso in Cassazione che ha emesso la sentenza: l’erario deve restituire i versamenti dal 2002 al 2007 pari a una somma di circa 50mila euro. Mentre aveva già ottenuto nel 2015 – dopo due ricorsi – quelli dal 1997 al 2001 che ammontavano a 28 milioni di vecchie lire. Soldi che l’Usignolo di Cavriago non doveva versare perché – lei che cura i propri interessi personali assieme all’aiuto del marito Osvaldo - non ha una struttura organizzativa con segretarie o agenti riconducibili a una produttività vera e propria (l’Irap è l’imposta regionale sulle attività produttive). E allora perché ha pagato queste tasse? La controversia in effetti non è facilissima.

«L’Agenzia delle Entrate a volte interpreta forzatamente il presupposto per applicare la tassa – spiega Alberto Gambetti, l’avvocato dell’artista che ha vinto la causa –. Ma abbiamo consigliato alla signora Berti di pagare perché qualora non lo avesse fatto, avrebbe ricevuto cartelle esattoriali con sanzioni e interessi che poi una volta impugnate non vengono restituiti. Inoltre, sarebbe stato un danno d’immagine essere considerata evasore in caso di ricezione delle cartelle, così l’artista che è sempre stata trasparente le ha pagate. Infine, abbiamo fatto scattare i ricorsi in commissione tributaria tramite i commercialisti, i dottori Di Lorenzo e Moratti. Perché? Non ha una struttura organizzativa imprenditoriale che può essere soggetta al versamento dell’Irap. Non esiste una Orietta Berti spa, ma solo lei e la sua voce quando canta».

Fa tutto la cantante 74enne con oltre cinquant’anni di carriera e successi (tra cui 11 partecipazioni a Sanremo), senza nessun beneficio. Altro che balle, «star industry» o «star system». Da buona reggiana, la Berti è abituata «a far da sè». Il legale però ha dovuto faticare per ottenere la vittoria. Se nel 2015 dopo che la commissione tributaria regionale gli aveva dato ragione, era stata l’Agenzia delle Entrate ad andare in Cassazione dove poi ha dovuto soccombere, stavolta è andata diversamente.

Due bocciature in commissione e poi il trionfo davanti alla Suprema Corte dove la Berti è andata a ricorrere. «La prima vittoria – conclude Gambetti – ci ha fornito il precedente per argomentare tutto davanti agli Ermellini. E l’abbiamo spuntata. Anche se ovviamente i tempi per la restituzione sono biblici… Ma è la dimostrazione che ogni tanto si può anche vincere contro il Fisco».

La barca di Orietta passa anche in aula. Per la seconda volta le ha cantate al Fisco che ora invece deve remare per rimborsare le tasse…