Reggio Emilia, 18 aprile 2017 - La mafia in Emilia-Romagna ha fatto danni "non solo morali o di immagine", ma che "incidono direttamente sull'economia, con gravi distorsioni per il mercato e con il rischio concreto di disincentivare gli investimenti nazionali ed esteri in Emilia-Romagna, una regione che da sola vale il 9,1% del Pil nazionale". Parola del presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, nel giorno della deposizione da parte dell'assessore regionale Massimo Mezzetti al processo Aemilia in corso in città. Mezzetti, titolare delle Politiche per la legalità, ha parlato in aula come delegato della Regione, che si è costituito parte civile. "La costituzione di parte civile, quindi - ha aggiunto Bonaccini - non è affatto solo un atto simbolico, è invece doverosa perché le istituzioni devono avere la lotta alle mafie e all'illegalità quale pilastro dell'azione di governo".  

L'esistenza della 'ndrangheta in regione, secondo Mezzetti, implica "l'instaurazione e il consolidamento in settori della vita socio-economica dei metodi di intimidazione, di omertà e di sudditanza psicologica". Questo sistema criminale ha quindi "deformato il corretto svolgersi del vivere civile, alterando l'immagine fisiologica dell'ente e pregiudicando investimenti e attività produttive". In particolare, dal punto di vista del danno patrimoniale, ha detto Mezzetti, "si deve considerare la lesione delle potenzialità economiche, dello sviluppo turistico e delle attività produttive che consegue all'operatività delle consorterie criminali sulle aree di riferimento". Indici presuntivi che possono essere applicati anche rispetto all'esistenza di un danno non patrimoniale.