Reggio Emilia, 26 febbraio 2016 - E’ una tecnica consolidata. Parte dalla calunnia. Ti accuso di qualcosa, sapendo di mentire. Quindi ti indico come colpevole. Meritevole di qualche punizione.

Questo è il trattamento diffamatorio e minaccioso che un gruppo di sedicenti islamici – riuniti nel gruppo Facebook dal nome «Musulmani d’Italia», dalle insegne nere – ha riservato a Benedetta Salsi, 31 anni, cronista di giudiziaria dell’edizione reggiana del Carlino.

Un trattamento che sul campo della politica è purtroppo ricorrente. Ma qui si tratta di qualcos’altro, di più pericoloso: le menzogne sulla moralità degli altri, condite da farneticazioni sulla religione, rischiano di creare sul web una miscela esplosiva, di accendere – nella realtà – la mente di qualche disadattato.

«Benedetta Salsi di Reggio Emilia – è l’incipit, squillante quasi come una chiamata – giornalista presso il Resto del Carlino... ». Poi le fantasie infamanti legate a vita privata e lavoro. Tutte colpe ovviamente gravi, ricordano questi anonimi interpreti della religione musulmana. Per questo l’autore del post definisce la Salsi «...islamofoba ovviamente non poteva essere altrimenti... considerato che per lo statuto giuridico Islamico questi atti sono punibili severamente».

Punibili severamente. Capito? In fondo, a corredo dell’intimidazione, la foto della giornalista, trovata in rete. Benedetta Salsi ha subito presentato denuncia negli uffici della Digos di Reggio. Querela contro ignoti. Per diffamazione a mezzo stampa e minacce.

Perché questo attacco nei suoi confronti? La giornalista aveva appena pubblicato – nell’edizione di ieri del Carlino – un articolo riguardante il reggiano Luca Aleotti, 31 anni, disoccupato, convertito all’Islam. Aveva infatti appreso di una misura di prevenzione personale – richiesta dal pm Maria Rita Pantani, adottata dal nostro tribunale, e riguardante Aleotti – destinata a far discutere. Si tratta infatti di una decisione unica in Italia, di quelle – come dicono gli esperti – che «fanno scuola».

Il giovane, indagato per terrorismo dopo le sue prese di posizioni anti-occidentali sulla sua pagina Facebook, non potrà più uscire la sera, intrattenersi in luoghi affollati e uscire dalla città. Il tribunale lo considera «pericoloso» in ragione delle sue nette prese di posizione e dei suoi precedenti di polizia. «Non esiste nessun islam laico o moderato, esiste solo la sottimissione ad Allah», aveva scritto con lo pseudonimo di «Spada di Dio» nelle ore immediatamente successive alla strage di Parigi.

Ora le indagini dovranno scoprire chi si celi dietro questo gruppo di «Musulmani d’Italia». E se vi sia una relazione non solo temporale tra l’articolo pubblicato e le minacce subite. Intanto la questura ha intensificato la vigilanza all’ingresso della nostra redazione.