Reggio Emilia, 9 ottobre 2017 - «Abbiamo trovato l’aereo dell’asso Raymond Knight, manderemo un frammento negli Stati Uniti, al museo dove il pilota è ricordato». La voce rimbalza nei boschi tra Emilia e Toscana, nei pressi del Passo Forbici. Dove un gruppo di ricercatori ha ridato colore a una storia in cui s’intrecciano la tragedia della guerra, la difficile situazione della popolazione sotto il tallone dei tedeschi e il destino di un giovane pilota che fischietta una canzone delle Andrew Sisters.

E’ il 25 aprile 1945, quando un velivolo con la stella lascia la pianura Padana per puntare verso l’Appennino. Sta rientrando a Pisa, dopo una doppia missione in Lombardia, dove ha distrutto alcuni aerei con la croce uncinata. Ai comandi c’è il tenente Raymond L. Knight, 23enne texano. «Stava seguendo il corso del torrente Dolo, nella zona montana tra Modena e Reggio, voleva arrivare ai varchi del Passo delle Forbici e del Monte Giovarello, gli anziani ricordano che quel giorno il vento era molto forte», affermano Riccardo e Piergiorgio Stefani, ricercatori di «Appennino 44», gruppo che raccoglie le memorie legate al conflitto, cui si devono altri ritrovamenti e docufilm.

All’orizzonte, ecco il crinale. Oltre, una salvezza dai contorni evanescenti, come un miraggio. «L’aereo era gravemente danneggiato, era stato impiegato per due missioni in altrettanti giorni, Knight si era offerto volontario e decise di non gettarsi con il paracadute perché voleva riportare il mezzo alla base, ma a causa delle condizioni meccaniche e del vento, prima urtò gli alberi perdendo velocità, poi carambolò oltre il passo», aggiunge Michele Becchi, storico che con Riccardo Franceschetti ha ricostruito questo ‘cold case’ bellico.

«Da tempo stavamo valutando i documenti d’archivio, siamo riusciti a individuare il punto preciso dell’impatto, dove in un bosco di faggi c’è un’ampia area tuttora senza alberi per l’incidente, lì abbiamo individuato varie parti del P-47 Thunderbolt». «Avevamo già notato alcuni spezzoni a Civago, gli abitanti vivevano di pastorizia e della raccolta dei funghi, in tempo di guerra recuperavano i materiali per riutilizzarli, così la chiusura metallica di un vecchio forno per il pane è stata ricavata dal velivolo», aggiunge Piergiorgio Stefani.

L’aereo di Raymond Knight aveva un nome: "Oh-Johnny", da una canzone delle Andrew Sisters. Che, forse, quel giorno il pilota fischiettava per sentirsi a casa. Il 23enne di Houston perde la vita nelle ultime fiammate del conflitto. Tra le truppe americane diventa una leggenda: 82 missioni e 14 aerei nemici distrutti. Viene insignito della medaglia d’onore e altre onorificenze. E’ ricordato a Dayton, nell’Ohio, nel museo dell’Air Force. Dove sarà spedito uno dei frammenti recuperati tra Emilia e Lucchesia.