Reggio Emilia, 4 aprile 2016 - Nella Bassa tutto è già tutto pronto con largo anticipo per festeggiare un compleanno molto speciale. Anzi, è un doppio compleanno, vissuto tra Vangeli e falce e martello, tra libri e cinema. Già, perché i festeggiati sono don Camillo e Peppone. Usciti dalla vivida penna di Giovannino Guareschi (1908-1968), di vicende ne hanno passate assieme, il focoso sindaco e l’energico prete di Brescello.

Ne abbiamo parlato con Alberto Guareschi, figlio dello scrittore, per risalire la corrente del tempo e arrivare alla genesi del popolare duo, che oggi come ieri fa sorridere, emozionare, riflettere milioni di appassionati in tutto il mondo. Una coppia di amici-nemici che conserva ancora alcuni piccoli segreti. E Alberto Guareschi è pronto a svelarli.

Don Camillo e Peppone continuano a battibeccare, quasi il tempo per loro non fosse mai passato. Ma quanti anni hanno?

«Compiono 70 anni, perché come nascita letteraria sono del dicembre 1946. Secondo l’anagrafe del ‘Mondo piccolo’, risulta invece che sono del 1899».

Ci dica dei loro primi passi...

«Il primo racconto in cui compaiono è stato pubblicato sul settimanale ‘Candido’ il 28 dicembre 1946 con il titolo ‘Don Camillo’ ed è stato poi inserito nel marzo 1948 nel primo volume della serie ‘Mondo piccolo’, dal titolo ‘Don Camillo’ ».

C’è un documento di particolare interesse per datare la nascita dei due?

«C’è una lettera di un abbonato di ‘Candido’. Dopo aver letto il racconto del 1946, esortava il papà a continuare. E così ne ha scritti altri 345 nel giro di 20 anni».

Quando hanno invece fatto il loro ingresso nel cinema?

«La lavorazione del primo film iniziò nell’autunno del 1951, gli interni a Cinecittà e gli esterni a Brescello».

E li vede più a loro agio sullo schermo o a rincorrersi tra le pagine?

«Avversari ma amici, don Camillo e Peppone sono a loro agio nei film perché possono litigare frequentemente e tirare a fregarsi l’uno con l’altro, salvo poi cercare di aiutarsi. Ma nei 346 racconti della serie ‘Mondo piccolo’, i due rivelano completamente la loro grande umanità e riescono a trasmettere tutta la forza dei sentimenti che provava il loro autore mentre li faceva ‘camminare su e giù per l’alfabeto’ ».

Fernandel e Cervi sono per antonomasia don Camillo e Peppone. Altri attori che sarebbero stati adatti?

«Sono plagiato, come penso lo siano tutti gli spettatori. E non riesco a immaginare altri protagonisti al posto di Cervi e Fernandel».

Suo padre si è ispirato a personaggi reali, nello scrivere del pretone e del sindaco?

«Vittorio Paliotti riporta quanto gli dichiarò mio padre in un’intervista su ‘Napoli Libero’ il 4 ottobre 1956. Diceva che don Camillo s’ispira alla figura del sacerdote don Torricelli, realmente esistito nella Bassa. E Peppone alla figura del chiaro e onesto socialista Giovanni Faraboli, che a Fontanelle organizzò le prime cooperative operaie. Non ha fatto altro che idealizzare e attualizzare l’erculeo sacerdote e il bonario sindacalista».

C’è qualche trama o storia incompleta?

«Nei brogliacci ‘Spunti e idee’ ci sono molte scalette preparate per racconti, che poi non sono state sviluppate».

Dopo la scomparsa di Guareschi, ci sono stati tentativi di nuovi racconti da parte di altri autori?

«Dal 1968 a oggi molti si sono ispirati ai due personaggi, hanno scritto nuovi episodi senza un vero successo, forse perché sono cambiati i tempi. Però c’è un racconto che rappresenta un bellissimo omaggio. E’ di Fabio Garuti, ha fatto agire in armonia don Camillo, Peppone e la sua gente a Mirabello di Ferrara, subito dopo il terremoto del 2012».

Allora possiamo considerare inossidabili i due personaggi?

«Avranno una vita lunghissima, anche perché oramai sono letti e compresi in tutto il mondo».