Reggio Emilia, 1 novembre 2017 - Avrebbero convinto numerosi risparmiatori italiani che l’investimento sul diamante fosse sicuro. Ma l’Antitrust ha fatto luce sulla scorrettezza di imprese venditrici e banche per «informazioni ingannevoli e omissive». Lunedì l’Antitrust ha concluso due istruttorie legate a vendite di diamanti proposte come investimento, sanzionando le società venditrici e alcune banche. L’Autorità ha ritenuto ingannevole e omissiva la modalità di offerta dei diamanti come forma di investimenti, sanzionando per 15,35 milioni di euro le società Intemarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi), oltre agli istituti di credito con cui operavano, cioè Unicredit e Banco Bpm (per Idb) e Intesa Sanpaolo e Mps (per Dpi), «per aver indotto talune fasce di risparmiatori all’acquisto di questa tipologia di prodotti, incuranti del rispetto delle norme a tutela dei consumatori e a prezzi di vendita di molto superiori rispetto al reale valore dei diamanti».

Questi diamanti – dice l’Antitrust – valgono sul mercato molto meno di quanto pagato dai risparmiatori. «Le sanzioni irrogate sono state in un caso, pari complessivamente a 9,35 milioni (2 milioni per Idb, 4 milioni per Unicredit, 3,35 milioni per Banco Bpm) e nell’altro pari complessivamente a 6 milioni (1 milione per Dpi 3 milioni per Banca Intesa; 2 milioni per Mps)», indica l’Antitrust.

Tra i beffati, tanti reggiani. Che ora vogliono essere risarciti. Confconsumatori sta predisponendo azioni per ottenere il rimborso delle cifre investite per l’acquisto di diamanti. E lo stesso fa Federconsumatori, che ieri mattina ha ricevuto una decina di risparmiatori: «Mentre si celebra la Giornata del Risparmio – conferma il responsabile provinciale dell’associazione, Giovanni Trisolini – dall’Antitrust giunge l’ennesima batosta alla fiducia nel sistema bancario e finanziario, in relazione alla vicenda dei diamanti da investimento. Ad aggravare l’intero quadro vi è il fatto che l’investimento fosse proposto da personale bancario. E la presenza del personale bancario agli incontri tra broker e clienti favoriva ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale, determinando molti consumatori all’acquisto senza ulteriori accertamenti. Un sistema inaccettabile, che Federconsumatori denuncia da tempo». Ora, con la diffusione della notizia sulle sanzioni dell’Antitrust, potrebbero essere numerosi i risparmiatori intenzionati a chiedere il risarcimento. E Confconsumatori annuncia la possibilità di costituirsi parte civile nel caso in cui si arrivi al rinvio a giudizio a seguito dell’indagine della Procura di Milano tuttora in corso.