Reggio Emilia, 29 gennaio 2015 - DOMENICO ‘Mimmo’ Mesiano, 42 anni da Catanzaro – assistente capo della polizia di Stato con funzioni di anticamera del precedente Questore di Reggio e, fino a qualche tempo fa, ufficio stampa della questura – è stato arrestato con l’accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso.

Ora si trova in carcere (a lui sono stati applicati anche gli arresti domiciliari). Mimì, per gli amici, nelle carte viene definito «infedele ispettore».

La sua figura, come riporta l’ordinanza di custodia cautelare, «introduce un tema di allarmante rilievo che fornisce la misura del grado di penetrazione del sodalizio criminale nelle istituzioni reggiane».

Il suo nome, nei mesi scorsi, era già comparso nella lettera anonima circolata pochi giorni prima delle elezioni comunali; missiva che voleva gettare ombre sulle presunte parentele del candidato sindaco Luca Vecchi.

Non solo. Mimmo Mesiano è anche il poliziotto che avrebbe fatto – sempre durante l’ultima campagna elettorale – una strana telefonata al rappresentante della comunità albanese, sconsigliando di votare per il candidato Franco Corradini. Episodio per il quale è stato aperto anche un fascicolo d’inchiesta da parte del procuratore capo di Reggio, Giorgio Grandinetti. Subito dopo la segnalazione dello stesso Corradini alla Digos, Mesiano era stato rimosso dal suo incarico in questura per ‘incompatibilità ambientale’ e messo a disposizione di altri uffici.

Stando alle ricostruzioni del pm Marco Mescolini e all’ordinanza del gip Alberto Ziroldi, Mesiano «è risultato in stretti rapporti telefonici e personali con vari indagati tra cui Alfonso Paolini, Nicolino Sarcone, Pasquale Brescia, Antonio Muto, ponendosi di fatto al loro servizio nello svolgimento diverse incombenze, alcune di per sé costituenti reato».

Mesiano, per l’accusa, «esegue numerose indebite interrogazioni in banca dati Sdi sul conto degli affiliati per assecondarne le richieste; partecipa a numerose cene e riunioni conviviali, si attiva per il rilascio di permessi di soggiorno, su richiesta di Pasquale Brescia, Antonio Muto, nonché per il rilascio del passaporto a Nicolino Sarcone; si interessa per il rilascio ad Alfonso Paolini di una licenza per l’apertura di una sala giochi e alla posizione di Giuseppe Vertinelli». Infine «intimidisce, su input di Antonio Muto, la giornalista Sabrina Pignedoli alla quale si imputa un articolo sgradito al Muto medesimo».

Di più. «Il numero, la frequenza e la familiarità dei rapporti tra Mesiano e il vertice della cosca reggiana e la totale sintonia di intenti non tollerano interpretazioni alternative». Anzi. A lui si contesta una «consapevole e volontaria partecipazione all’associazione di stampo mafioso, della osservanza delle sue gerarchie e regole, della fedeltà alle direttive ricevute, del perseguimento dell’interesse dell’organizzazione, partecipando alle riunioni del sodalizio, utilizzando in modo costante il rapporto con gli altri associati come forma di allargamento della propria influenza nonché capacità affaristica e di inserimento nel sistema economico emiliano».

Mesiano, secondo il gip, «si mette a disposizione del sodalizio per ogni richiesta che venga avanzata da qualsiasi appartenente, fornendo informazioni anche riservate o segrete, consentendo ai sodali di apprendere notizie relative alla composizione di gruppi di lavoro all’interno della Questura di Reggio, fornendo indicazioni in tempo reale anche sulla composizione di singole pattuglie».