Reggio Emilia, 27 gennaio 2016 - RISALE a due anni fa l’interrogatorio fatto dai magistrati della Dda di Bologna a Maria Sergio, sentita come persona informata sui fatti (non come indagata) per l’operazione Aemilia.

Offre uno spaccato interessante sull’urbanistica della città. Meno utile, invece, per i magistrati che hanno convocato la Sergio per chiederle «un aiuto a comprendere una cosa sfruttando il suo punto di vista sicuramente privilegiato e anche per competenza». Vorrebbero avere da lei un quadro delle grosse aziende calabresi operanti nel territorio. Ma la dirigente non riesce a fare che qualche nome generico perché, specifica, nonostante il suo ruolo di dirigente all’urbanistica, «io non frequento più l’ambiente da tempo». Il punto più interessante per la città è dove perla degli studi fatti prima di realizzare il nuovo piano regolatore. «Nel passato si era costruito in misura eccessiva rispetto alla domanda», spiega la Sergio.

Il periodo a cui si riferisce la Sergio è quella «dal ‘95 fino al 2002»: «Ci sono stati anni dove si è costruito con una media di 1.800 alloggi all’anno». Un dato che, per la Sergio, «era sproporzionato rispetto alle provincie vicine, in alcuni casi rispetto ad alcune città si avvicinava quasi a un trend doppio e... e comunque, rispetto alla domanda, un trend piuttosto elevato».

La dirigente comunale spiega che il problema era l’intervento diretto, ampiamente inserito nel piano regolatore precedende a quello messo a punto da lei. Per interventi diretti si intendono quelli per cui vengono «presentate le richieste all’edilizia privata, con semplice permesso di costruire vengono licenziati». Poi ci sono gli «intervento più impegnativi attraverso i piani particolareggiati, che approva il consiglio comunale. E questi hanno anche maggiori oneri di attuazione». Il nuovo piano regolatore, quindi, privilegia questo secondo tipo di intervento, riducendo al minimo – secondo la testimonianza della Sergio – l’intervento diretto. Spiega che «lotti edificabili sono stato proprio cancellati e soprattutto sono state inserite procedure attuative molto più rigide per programmare l’attuazione».

SE su questo punto la testimonianza della Sergio è fluente e puntuale, diventa più difficoltosa nella seconda parte, quando il pm le chiede: «Quali sono le imprese che....imprese importanti,dico, non poco più che ditte individuarli... che sono state fatte a Reggio, che ancora durano da persone... da cutresi, da calabresi?». La domanda è precisa: del resto i magistrati immaginano che lei, originaria di Cutro, seppure a Reggio «da sempre», e dirigente del settore urbanistico per tanti anni, sappia rispondere.

Invece resta sempre molto sul vago. «Se parliamo del panorama – risponde – c’è tutto il sistema cooperativo piuttosto quelli che fanno parte...». Il pm chiede spiegazioni. La Sergio: «Io più che dare un quadro completo, come dire... posso da... posso fare dei nomi rispetto a quelli che ho intercettato dal... dalla mia postazione...».

COMINCIA con il sistema cooperativo: «Le cooperative sono diverse, Tecton, Unieco... Coopsette, molti interventi, diciamo così, fanno capo a queste cooperative». E prosegue: «Poi potrei citare alcune... come dire... ditte... che... che sono quelle che spesso... come dire... fanno riferimento agli uffici anche tramite le associazioni industriali... eh... adesso io non ricordo i nomi delle ditte però ricordo i nomi dei... dei responsabili o dei soggetti... quindi non so... mi viene in mente la ditta di Vittorio Bonaccini piuttosto che Enrico Zini, ecco son... son ditte grosse con cui, come uffici, spesso siamo trovati a... delle istanze o delle... o delle pratiche proprio da gestire».

Di seguito arriva al fulcro della domanda del magistrato. «Rispetto alle ditte cutresi – spiega la dirigente comunale – io non... come dire non ne ho incrociate molte perché poi spesso appunto le ditte cutresi lavorano sugli interventi diretti, che io gestisco di meno... eh... però, non so, mi viene in mente... quella di Villirillo...eh... mi viene in mente....». Il magistrato chiede maggiori spiegazioni e la Sergio specifica: «Sono tre fratelli...eh... Villirillo... è accompagnato sempre da un tecnico ingegnere di Cutro che si chiama Gregorio Errico». E la dirigente aggiunte: «Villirillo è sempre stato accompagnato negli incontri da questo tecnico e tra tecnici ci siamo sempre intesi meglio», sottolineando poi che «ha avuto come servizio urbanistica delle istanze presentate da questo signore». Altro nome che viene in mente alla Sergio è «la ditta del signor Salerno, però se mi chiede i nomi...Poi c’è la ditta di Olivo, che è anche consigliere comunale, quindi quella mi viene in mente più che altro come consigliere comunale», poi a richiesta precisa che secondo lei si tratta di una ditta individuale di piccole dimensioni che «non l’ho intercettata molto nelle mie attività».

La Sergio mostra poi di non conoscere altri imprenditori calabresi con aziende grosse. «Ma lei frequenta l’ambiente...», le ribadisce il pm, intendendo l’edilizia. Lei risponde secca di «no», intendendo l’ambiente cutrese. A quel punto il pm le chiede cosa intenda per ambiente perché si rende conto del fraintendimento e lei: «Io per ambiente intendo che....eh... come dire... da tantissimo tempo sia nell’ambiente delle amicizie... eh... come dire....le persone che frequento non sono originarie di Cutro e quindi....». «Il che non ha niente di male», precisa il pm.