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A cura di
Matteo Leonelli
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03/08/2007 11:23
BATTAGLIA SUL CENTRO STORICO

"E’ stato un incidente non un’aggressione"

Un cittadino volò giù dalle scale dopo un diverbio e si ruppe il femore. La difesa: "Episodio di certo riprovevole, ma fortemente provocato da alcuni abitanti della zona"

Reggio Emilia, 3 agosto 2007 - "Nessuno ha spinto Carlo Ferretti giù dalle scale. E’ caduto in seguito al parapiglia che si è creato nel pianerottolo di fronte a casa sua, ma l’incidente non è stato causato dall’azione volontaria di uno dei ragazzi presenti". Questa la versione dei fatti accaduti in via del Carbone, fornita ieri da tre degli avvocati che rappresentano i cinque giovani denunciati per minacce, violazione di domicilio e danneggiamento. Uno di loro in particolare, Francesco Viani, 19 anni (difeso da Vainer Burani e Alessandro Carrara), deve rispondere anche di lesioni gravi perché accusato di aver causato materialmente la caduta che è costata la rottura del femore a Ferretti. Tra gli altri del gruppo, quello che avrebbe sfondato il portone del palazzo dopo essere stato colpito da un gavettone mentre orinava in strada, è stato individuato in Alessandro De Luca, 19 anni (difeso da Enrica Sassi). Gli amici che l’hanno raggiunto nel pianerottolo dove si è svolta la zuffa coi residenti, oltre a Viani, sarebbero Mattia Miari, 20 anni, Andrea Coluccio, 19 anni, e un 17enne.

 

"I ragazzi sono profondamente dispiaciuti per quanto accaduto a Ferretti — hanno chiarito Sassi, Burani e Carrara a nome dei loro assistiti — ma non possono chiedere scusa per un incidente di cui non sono responsabili". Gli avvocati hanno insistito sul fatto che "in via del Carbone non c’è stata nessuna spedizione punitiva ai danni di residenti presi di mira da presunti teppisti. Piuttosto — ha precisato Sassi — è avvenuto un episodio di certo riprovevole, ma fortemente provocato da alcuni abitanti della zona". La presunta provocazione del gruppo è stata confermata in maniera allusiva da uno dei genitori dei cinque giovani, presente all’incontro di ieri. "La catinella svuotata in testa ai nostri figli non conteneva acqua", ha detto il padre di uno dei ragazzi, lasciando immaginare che all’orina versata in strada si sia risposto con il lancio dalla finestra dello stesso tipo di liquido (fatto negato in maniera risoluta da Chiara Zobbi, la responsabile del gavettone).

 

Il genitore, dopo aver rivelato che il figlio ha subito di recente un’operazione ai reni che lo rende particolarmente debole di vescica, a margine della conferenza stampa ha detto che avrebbe piacere di incontrare Carlo Ferretti, per dare la possibilità al figlio di scusarsi per quanto accaduto. "E’ giusto che il ragazzo si assuma le sue responsabilità — ha detto l’uomo — ma queste vanno accertate in maniera sicura, prima di sottoporre presunti responsabili a una sorta di pubblico processo. La nostra famiglia si è trasferita a Reggio da poco — ha spiegato il genitore — ed è già abbastanza difficile integrarsi in un nuovo contesto cittadino, senza doversi difendere da accuse spropositate". Spiegando la situazione di disagio in cui si trovano le famiglie dei giovani, l’avvocato Carrara ha aggiunto che "il processo mediatico è andato oltre la reale gravità dei fatti", e ha precisato che "i cinque giovani sono stati presi come capro espiatorio per tutti i problemi che da anni affliggono il centro storico".

di Gabriele Flamma

 

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