La ricerca è cominciata prima di Natale: una nostra collaboratrice, laureata in
Scienze della comunicazione con tanto di
master post universitario in economia, avrebbe voluto trovare un’occupazione degna di questo nome. Basta collaborazioni malpagate e lavoretti da studentessa in birreria e discoteca: si è messa in moto, e ha mandato curricula su curricula ad agenzie interinali, a enti privati che si occupano di selezione del personale, quando non direttamente alle aziende che conosce per fama o agli annunci pubblicati su internet tramite il JobEspresso, il portale che racchiude le offerte di quasi tutte le agenzie per il lavoro. Risultato: questo fine settimana potreste trovarla in uno dei centri commerciali della nostra città a fare da promoter. Non che non le vada bene fare la promoter, ma le aspettative erano decisamente diverse. Basterebbe leggere il suo curriculum per capire che le mansioni che potrebbe svolgere sono decisamente diverse: laureata in scienze della comunicazione, fornita di master post-laurea in economia aziendale, la candidata avrebbe puntato volentieri ad un posto all’interno del settore comunicazione, ovviamente, oppure risorse umane, oppure marketing. Niente di troppo tecnico, perché la sua formazione non lo è. E d’altra parte niente che in un qualche modo svilisse le conoscenze acquisite negli anni.
Aspirazioni più che legittime, che si sono scontrate con la realtà delle proposte avanzate.
Premesso che solo una delle agenzie ha effettivamente risposto positivamente al secondo colloquio (il primo serve per trasferire, dopo una scrematura preliminare delle risposte ricevute agli annunci, i dati del candidato direttamente a chi necessita della figura professionale), il risultato migliore avanzato dall’agenzia ‘Gevi’ è stato un contratto di collaborazione a progetto per un ente di formazione della nostra provincia, a mille euro al mese, senza possibilità di assunzione definitiva.
Gli altri colloqui, tutti portati avanti nelle varie agenzie, una volta dirottati alle aziende interessate, non hanno avuto esito. Un paio di esempi: alla Metis, convocata per un posto nel settore customer satisfaction «di una grande azienda che opera nell’alimentare», la nostra collaboratrice non si è mai più sentita richiamare («la contatterà direttamente l’azienda, non si preoccupi...», le era stato detto); dopo il colloquio sostenuto all’‘Ifoa Management’ per un posto all’interno di uno studio di consulenza in ambito risorse umane, la candidatura è caduta nel nulla.
Rispondere a un annuncio di ‘Lavorint risorse’ che richiedeva una candidata per la figura di «segretaria di direzione con mansioni di segreteria e ufficio stampa» non ha portato a nessuna buona nuova. Niente di spiacevole, probabilmente la nostra candidata non era adatta alle esigenze richieste nello specifico, ma la domanda, sibillina e spontanea, prende forma: in quale settore la sua formazione potrebbe funzionare? Che tipo di lavoro può andare bene per un laureato in scienze della comunicazione? In una città come la nostra non pare ci possano essere grandi prospettive, nonostante il numero di iscritti alla facoltà sia in costante aumento.
Parliamo di comunicazione: al centro per l’impiego di Reggio l’annuncio per un posto di addetto stampa c’è, ma anche in questo caso la candidatura è andata a finire in nulla.
Ecco allora che, inquietante, il portale internet diventa la panacea di tanti mali: con un click ha mandato curricula per rispondere a praticamente tutte le richieste che non fossero del tutto lontane dalle sue aspirazioni e competenze. A questo punto si è scontrata con una realtà lavorativa che fa tesoro di diplomi tecnici, ingegneri, laureati in giurisprudenza... E il master? Il master in economia che tanto le è costato, che è durato un anno e l’ha portata ad avere una conoscenza perlomeno teorica delle dinamiche aziendali? Per il momento, almeno, non le ha aperto nessuna porta: la quasi totalità degli annunci letti su internet contiene la dicitura «con esperienza». In pratica, se non hai già lavorato nel medesimo settore in cui esiste una posizione aperta, non vieni neanche preso in considerazione. Ancora più frustrante leggere che, in alternativa all’esperienza, potrebbe andare bene anche «un diploma tecnico o una laurea in discipline economico-giuridiche» per i quali si aprirebbe la disponibilità di uno stage, ovvero lavoro a tempo pieno pagato con un rimborso spese, «per imparare e valutare l’opportunità di essere inseriti nell’organico aziendale in un secondo momento». La speranza è l’ultima a morire, ma per il momento la nostra collaboratrice, laureata e ‘masterata’, la potreste trovare tra i banchi dell’ipermercato a sponsorizzare cioccolatini.
Angela Colosimo