"'Boicotta la veglia' è stato uno slogan infelice, un modo peressere alternativi. Qui a Correggio una volta abbiamo suonato all'oratorio", così ritrattano e si scusano i ragazzi autori del volantino 'sacrilego'
Reggio Emilia, 4 marzo 2008 - Due ragazzi giovanissimi, entrambi molto agitati e con gli occhi bassi dalla vergogna. Capelli neri raccolti, jeans, ethnics e felpa del gruppo preferito il primo; jeans, anfibi, una camicia a scacchi che continua ad abbottonare e sbottonare ed un ciuffo castano che ricade sulla fronte il secondo. Eccoli, due dei quattro componenti dei Rifkin, gruppo correggese formatosi nel 2003. Ragazzini come tanti alle prese con la scuola, gli amici, la parrocchia, il volontariato e la musica. Passione che li ha uniti solo undicenni e che li porta adesso ad incidere le loro prime canzoni. “Ci dispiace tantissimo – esordiscono i due – non ci aspettavamo assolutamente tutto ciò che è successo e vorremmo almeno spiegare la nostra versione. Quando oggi abbiamo letto l’articolo ci siamo improvvisamente resi conto di ciò che avevamo fatto. E’ stata una stupidata e ce ne rendiamo conto. Non volevamo davvero offendere nessuno. Abbiamo scritto una lettera con le nostre scuse”.
Perché proprio l’immagine del Pontefice, quella citazione e quel titolo fraintendibile?
“E’ stata una scelta infelice, soprattutto la frase Boicotta la Veglia, abbiamo dosato male le parole. Il nostro intento era solo quello di creare dei volantini originali, spiritosi e un po’ alternativi per attirare i nostri compagni al concerto. Semplicemente perché non siamo ancora conosciuti. L’idea in partenza era quello di disegnare tre manifesti diversi, uno con un personaggio del film “Frankenstein Junior”, uno con i Teletubbies e poi quello del Papa”.
Vi siete resi conto che un volantino del genere poteva essere offensivo nei confronti della religione?
“Non in un primo momento, subito pensavamo di aver fatto una cosa simpatica. Poi invece ci siamo resi conto di aver fatto qualcosa di più grande di noi, di aver coinvolto persone ed enti che non c’entrano nulla. A mente fredda potevamo davvero evitare certi termini, non sappiamo neanche perché abbiamo scelto proprio quelli. È stata una spacconata da 15enni”.
Quindi il vostro volantino non pubblicizzava una manifestazione contro la Chiesa?
“Assolutamente no. Siamo credenti anche se non praticanti. In parrocchia poi ci conoscono tutti, due anni fa abbiamo anche suonato in oratorio per una festa di compleanno. Abbiamo le nostre idee ma non siamo assolutamente schierati politicamente. Nelle nostre canzoni poi non citiamo mai né la religione né la politica. Una ad esempio è un elogio al Kebab. Il concerto era fissato nella stessa sera della Veglia Pasquale: non volevamo impedire a nessuno di parteciparvi, ma solo ricordare l’appuntamento ai nostri amici”.
Siete consapevoli delle possibili conseguenze?
“Ci aspettiamo che il concerto salti, abbiamo sbagliato ed è giusto così. Punirci per l’affissione dei volantini ci sembra esagerato, se ci pensiamo ce ne sono dappertutto, basta pensare a quelli delle feste. Speriamo solo di non aver creato problemi a Casò, non lo frequentiamo spesso ma sappiamo che è uno spazio dove i giovani possono incontrarsi e divertirsi, non un centro sociale come qualcuno ha detto. Soprattutto speriamo che il nostro gesto non venga strumentalizzato politicamente e che non abbia ripercussioni sulla religione. Siamo davvero profondamente dispiaciuti e rinnoviamo le nostre scuse”.
Cosa pensate di fare adesso?
“Innanzi tutto andremo a parlare con Bellelli, che gestisce lo spazio giovani, per scusarci di persona. Magari insieme a lui parleremo anche con l’Amministrazione Comunale, ribadendo che siamo esclusivamente noi i responsabili. Ci sembra inutile incolpare il Comune, in fondo non poteva sapere e controllare cosa avevamo deciso di fare. E poi dovremo vedercela con i nostri genitori…”.
Come avete reagito alle critiche che vi sono state fatte?
“Ci siamo rimasti male, ci hanno definiti anticlericali, blasfemi, ma non è così. Non ci conoscono e ci dispiace che abbiano giudicato. Hanno generalizzato troppo ed ingrandito un fatto che alla fine era soltanto un’ingenuità da quindicenni. Comunque per evitare malintesi abbiamo tolto dal sito l’immagine della foglia di marijuana, altra scelta poco felice”.
"Purtroppo data la mia età attuale, 88 anni, io conobbi Dorando Pietri nell’inverno del 1942 durante un raduno di alcuni azzurri di atletica, di cui facevo parte a Rapallo. Il 24 luglio del 1908, un maratoneta italiano entrò per primo nello stadio londinese di White City..." LEGGI LA NOTIZIA