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BASKET

Scarone 'minaccia' la Trenkwalder
Con lui Rimini ha vinto 6 gare su 7

Lo scorso 4 gennaio, quando la Trenkwalder venne a prendersi con autorità lo ‘scalpo’ dei cugini in riva all’Adriatico, lui non c’era. O meglio: soffriva in abiti borghesi dal fondo della panchina, con addosso tutta la frustrazione tipica di chi vede una barca – la sua barca della Coopsette Rimini – andare a fondo senza poter fare nulla per evitare il naufragio

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German Scarone, playmaker della Coopsette Rimini, 18 aprile 2008 - Lo scorso 4 gennaio, quando la Trenkwalder venne a prendersi con autorità lo ‘scalpo’ dei cugini in riva all’Adriatico, lui non c’era. O meglio: soffriva in abiti borghesi dal fondo della panchina, con addosso tutta la frustrazione tipica di chi vede una barca – la sua barca della Coopsette Rimini – andare a fondo senza poter fare nulla per evitare il naufragio. Ma adesso German Scarone c’è, da parecchie settimane, ormai, il gaucho è tornato in trincea con la leadership che gli appartiene. Due-tre partite per riprendere confidenza con l’agonismo, per ritrovare gambe e fiato, dopo di che la sua impronta si è avvertita sempre più. E non è un caso che la Coopsette, dopo aver navigato a lungo a fari spenti, ora si sia riscoperta una squadra in salute e in fiducia, come dimostrano quelle 6 vittorie colte nelle ultime 7 uscite.

«Quest’anno, però, non siamo ancora riusciti a mettere insieme 4 successi consecutivi, sarebbe bello poter allungare la striscia proprio domenica a Reggio…», vuole crederci il capitano dei Crabs, che proprio in via Guasco, più di 10 anni fa, si procurò la rottura del legamento collaterale destro del ginocchio, in una stagione che sembrava stregata per l’allora Pepsi di Piero Bucchi. «In quel torneo finimmo sotto i ferri in tre, Fetissov, Ferroni e il sottoscritto. Una cosa incredibile, ma alla fine arrivò ugualmente la salvezza…», ricorda German.

Un blitz sulla Trenkwalder, poi, avrebbe una doppia valenza: a Reggio, infatti, la Coopsette si gioca qualcosa di importante…
«Già, oltre al poker ci sarebbe la conquista matematica dei playoff, senza dover aspettare lo scontro diretto con Pavia o avere il conforto di qualche risultato amico. Battere una squadra forte come quella reggiana, poi, ci regalerebbe ancor più consapevolezza nei nostri mezzi, nelle nostre possibilità».
Alvin Young è un fenomeno, un ‘fuori categoria’, ma gli emiliani al 105 Stadium misero in mostra una fisicità impressionante e il folletto rimase piuttosto sotto tono. «E’ vero, fisicamente ci passarono sopra – ammette il play della Coopsette –. Va anche detto che quella partita si giocò in anticipo al venerdì sera e subito dopo le vacanze di Natale. Insomma, non ci fu nemmeno il tempo per prepararla al meglio.
In ogni caso mi auguro che stavolta riusciremo quanto meno a camuffare, a nascondere quel gap. Sul perimetro dovremo poi stare attenti a Marigney, un cestista duttile, che può giocare da play come da guardia o da ala piccola. Un bel rebus, se dovesse essere in giornata».

In regia, invece, si daranno battaglia a colpi d’astuzia due ‘ragazzini’ che rispondono ai nomi di Leonardo Busca, classe ’72, e German Scarone…
«Non siamo proprio di primo pelo… – ridacchia l’argentino –. Credo che Reggio abbia fatto la scelta giusta: con due americani così, con tanti punti nelle mani, serviva un play che li facesse giocare, che dettasse i ritmi. E Busca è il tipo adatto. Leo è un ottimo giocatore e un ottimo ragazzo: tra noi non c’è nessuna rivalità personale, ci divide solo l’agonismo».


 

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