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AGRICOLTURA / L'INDAGINE

E' in aumento il lavoro sommerso
Il 30% delle giornate di lavoro è in nero

Secondo un'indagine dalla Flai-Cgil il 20-30% del totale delle giornate di lavoro viene retribuito al di fuori di un regolare contratto. Il fenomeno è riconducibile ad un tacito accordo tra datori di lavoro e dipendenti basato sulla convenienza economica di entrambi. Commenta

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Agricoltura Reggio Emilia, 18 aprile 2008 - Il lavoro sommerso lambisce il mondo agricolo di Reggio. Lo dice un'indagine promossa dalla Flai-Cgil secondo cui il 20-30% del totale delle giornate di lavoro viene retribuito al di fuori di un regolare contratto. Il fenomeno, dicono dalla Cgil, è riconducibile ad un "tacito accordo" tra datori di lavoro e dipendenti basato sulla convenienza economica di entrambi. L'analisi, effettuata insieme all'Università di Bologna, "è la prima in cui abbiamo avuto contatto diretto con i lavoratori avventizi, cioè a tempo determinato, tramite la diffusione di questionari", spiega Mirco Pellati, responsabile agricoltura della Flai. Scopo dell'indagine, prosegue, "è stato quello di indagare la dimensione del lavoro agricolo 'nero' e le principali motivazioni che inducono un lavoratore agricolo a 'sommergere' giornate di lavorative".

Passando ai numeri, con riferimento al quinquennio 2002-2006, la provincia di Reggio si caratterizza per un progressivo aumento di aziende agricole che hanno usufruito di forza lavoro esterna all'impresa. Nel 2006, in particolare, la quota di dipendenti extracomunitari impiegati in 1905 aziende agricole è quasi del 21%. Nel campione analizzato, invece, il 37% degli intervistati è italiano, mentre la seconda nazionalità più importante è quella indiana (18,3%). Di minor spessore è la quota di lavoratori marocchini (5,3%), pachistani (4,7%) e turchi (1,6%).

Il 48% degli intervistati dichiara di avere occupazione nel comparto zootecnico, in particolar modo nella conduzione di stalle con bovini da latte, a conferma della tradizionale vocazione agricola del territorio reggiano in questo settore. Dall'analisi emerge l'esistenza di un legame inverso fra il lavoro nero dichiarato, il livello d'istruzione del lavoratore e il numero di giornate lavorate dallo stesso. Questo risultato induce a pensare che il fenomeno indagato coinvolga fasce deboli di lavoratori, in cerca di un'occupazione, i quali, per motivi prevalentemente economici, accettano di svolgere parte del lavoro in modo irregolare. Appare inoltre come il sommerso sia più frequente in rapporti lavorativi di breve durata. L'interpretazione di questo dato può essere riconducibile a due ordini di motivazioni. La prima, di carattere economico, rimanda all'elevata pressione fiscale e contributiva che porta il datore a proporre di sommergere una parte di lavoro. Mentre il lavoratore, data la brevità dell'impiego, può essere portato a considerare economicamente non conveniente il diritto di regolarizzare tutte le giornate lavorate. La seconda motivazione è invece di carattere burocratico e amministrativo, riconducibile alla complessità delle pratiche d'assunzione e alle viscosità interne al mercato del lavoro. La stabilità del rapporto lavorativo invece, seppur ritenuta significativa, riveste invece un ruolo di secondaria importanza

 

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