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L'INDAGINE

Sono in 4mila i cinesi 'reggiani'
Lavorano, ma sono poco integrati

Si concentra per quasi la metà nella sesta circoscrizione la comunità cinese locale. I suoi membri risultano ben integrati nel tessuto produttivo locale, ma meno in quello sociale, dove scontano difficoltà linguistiche. Sono i principali dati di una ricerca realizzata dal Ceriss (Centro di ricerca sullo sviluppo sociale)

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L'immigrazione cinese Reggio Emilia, 13 maggio 2008 - Conta circa 4 mila persone, di cui 2.117 iscritte all'anagrafe, la comunità cinese residente a Reggio. Si concentra per quasi la metà nella sesta circoscrizione. I suoi membri risultano ben integrati nel tessuto produttivo locale, ma meno in quello sociale, dove scontano difficoltà linguistiche e di accesso ai servizi di mediazione culturale. Sono i principali dati di una ricerca realizzata dal Ceriss (Centro di ricerca sullo sviluppo sociale) che verrà presentata sabato in un convegno, nell'ambito del programma di Mondinpiazza, festa interculturale promossa dall'assessorato alla Coesione e sicurezza sociale.
 

L'indagine ha coinvolto, tra ottobre 2006 e settembre 2007, una decina di servizi cittadini e circa 170 immigrati cinesi. Secondo i dati, la presenza cinese può essere stimata in circa 4mila persone di cui oltre la metà risiede nel territorio comunale (2.117 gli iscritti all'anagrafe) e in particolar modo nella circoscrizione VI, dove abita il 41% dei cinesi residenti in città e dove si concentra il 37,25 % delle attività manifatturiere gestite da cinesi pari a circa 250 aziende.

"Le altre duemila persone non iscritte all'anagrafe però - precisa l'autrice della ricerca, Rossella Cecchini - non sono clandestine, ma si spostano sul territorio in base alle esigenze lavorative". E' l'economia etnica l'ambito lavorativo prevalente tra i migranti cinesi reggiani, che prediligono la gestione di attività autonome soprattutto nel settore tessile, dell'abbigliamento e confezione, della ristorazione e del commercio e della fornitura di beni e servizi a una clientela prevalentemente di connazionali (erboristeria, gioielleria, parrucchieri, agenzie immobiliari, agenzia di viaggi, alimentari). In parallelo si assiste al subentro in attività economiche ben avviate come bar o tabacchi che mantengono una clientela mista ed eterogenea.
 

In crescita anche il lavoro dipendente cinese nelle ditte italiane, soprattutto nel settore della trasformazione alimentare e nella ceramica. Scarsa è la conoscenza cinese dei servizi e della città, in particolar modo degli ambiti in cui non è presente un mediatore interlinguistico e interculturale cinese: tra i più utilizzati i servizi sanitari e anagrafici, mai utilizzati rispettivamente solo dal 23,6% e dal 28,3% del campione. Tra i meno utilizzati i servizi assistenziali, mai fruiti dal 91,7 % del campione. La lingua è il principale ostacolo all'accesso ai servizi e alla città.

Nell'ottica di un'eventuale attivazione di nuovi servizi e miglioramento di quelli esistenti, il campione cinese intervistato richiede principalmente azioni in ambito comunicativo per accrescere le proprie competenze linguistiche (corsi di italiano) e per facilitare dei rapporti con il territorio ospitante (nuovi servizi di mediazione, materiali informativi tardotti; occasioni di incontro con persone italiane). Per contro la domanda di servizi di mediazione è oggi a Reggio ancora molto forte, ma l'offerta non sempre riesce a soddisfare tutte le richieste. Gli adolescenti e i giovani cinesi infine faticano ad integrarsi nel nuovo contesto reggiano. Difficile e' il percorso per superare le barriere linguistiche ed i problemi di socializzazione con i coetanei italiani mentre la partecipazione attiva della comunita' cinese alla vita della citta' e' oggi ancora piuttosto limitata.










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