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GIALLO IN TUNISIA

"Comastri aveva lasciato in Italia
un buco da 5 milioni di euro"

La polizia indaga per capire come sia finito in mare e annegato l'imprenditore reggiano. Tante le ipotesi al vaglio: rapinato e ucciso in spiaggia, gettato in mare dalla barca, un malore

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Una spiaggia tunisina Reggio Emilia, 17 maggio 2008 - Dietro le spalle si era lasciato ricordi amari, pesanti. Due aziende saltate in aria nel comprensorio ceramico, un «buco» di oltre una decina di vecchi miliardi di lire secondo quanto apprendiamo da uno dei curatori fallimentari, e poi la decisione di cambiare aria. Derno Comastri, 58 anni, imprenditore, ha trovato la morte ad Hammamet, la stessa località tunisina scelta da Bettino Craxi per l’autoesilio del post Tangentopoli. Ma Comastri non pare deceduto di morte naturale come l’ex segretario del Psi. L’hanno trovato cadavere sulla spiaggia ancora vestito, il volto sfigurato e irriconoscibile. Erano i segni dell’annegamento, il corpo infatti era stato restituito dal mare. Niente documenti, niente portafogli. Subito le autorità di polizia tunisine si sono chieste come ci fosse finito, quell’uomo in mare. Di sicuro, in questa stagione, non era andato a fare il bagno. Di qui una lunga serie di interrogativi per un «giallo» ancora da risolvere, che non esclude quindi l’ipotesi di un delitto.

 

Gettato o caduto da una barca? Aggredito per rapina sulla battigia o colto da un malore e il cadavere subito trascinato al largo dalle onde con l’alta marea? Ieri l’autopsia all’ospedale di Nabeul: confermato l’annegamento come causa della morte, ma questo non esclude la fine violenta. Gli inquirenti raccontano di un cadavere particolarmente sfigurato, e questa condizione mal si abbina a una fatalità. Prima di stabilire se Comastri fosse stato ucciso o meno, i poliziotti del commissariato Jasmine-Hammamet quattro giorni fa hanno dovuto dare un nome a quel corpo. E per identificarlo è risultato decisivo il mazzo di chiavi che aveva in una tasca dei pantaloni insieme a dieci dinari, equivalenti di sei euro. Dopo due giorni di indagini, l’uomo è stato identificato grazie al portachiavi di una banca di cui era cliente. Comastri viveva dalla fine degli anni Ottanta in Tunisia ed era direttore di un’azienda a Nabeul, centro di produzione di ceramica. Lo stesso settore di prima.

 

«Era, se così posso dire, un po’ un incantatore di serpenti: riusciva a vendere bene le sue macchine per ceramiche. Dopo è diventato un tipo difficile da rintracciare, non aveva fissa dimora. Ci ha fatto penare». Così Giovanni Giovanardi, il curatore fallimentare della Castoro, di cui Comastri era di fatto l’unico azionista (al 90-95%). «Dopo» significa dopo il fallimento. «Le società da lui amministrate - dice ancora Giovanardi (curatore fallimentare della Comas è stato Otello Casanova) - hanno lasciato un buco di una decina di miliardi di vecchie lire. Io ho pagato i dipendenti, ma il buco era molto più alto». Vale a dire, ci sono creditori rimasti a bocca asciutta. Si dice che qualcuno abbia anche minacciato Comastri, a quell’epoca. L’imprenditore venne indagato per bancarotta fraudolenta e prosciolto: non c’erano estremi di reato, per gli inquirenti. Sono passati vent’anni. Fino a questa morte orrenda.

 

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