Sull'ipotesi lanciata dal sindaco Graziano Delrio di nominare un consulente comunale 'ad hoc', piovono tegole da entrambi gli schieramenti. "Invasione di campo nelle competenze di prefetto e questore"
Reggio Emilia, 21 maggio 2008 - Non c'è sosta per le polemiche sulla sicurezza che investono il Comune di Reggio. E sull'ipotesi lanciata dal sindaco Graziano Delrio di nominare un consulente comunale 'ad hoc' sul tema, piovono tegole da entrambi gli schieramenti. Sia Alleanza nazionale che Rifondazione comunista si allineano infatti nel sostenere che il futuro 'security manager' rappresenta un'invasione di campo nelle competenze di prefetto e questore.
"Chiedo al sindaco Delrio maggiore rispetto per il ruolo del consiglio comunale e coordinamento con i propri organi istituzionali quali le commissioni consiliari", attacca il capogruppo di An Marco Eboli. Secondo il quale è "paradossale che nel momento in cui un organo istituzionale, quale la commissione da me presieduta, dibatte di un tema fondamentale quale la sicurezza, né l'assessore di riferimento né i consiglieri comunali siano stati informati in tempo reale dell'intenzione del sindaco di conferire un incarico di 'security manager' al generale Marturano, che stimo ed apprezzo. Registro - conclude il consigliere - che qualora dovesse essere conferito l'incarico professionale al generale Marturano, si dovrebbero specificare le funzioni per non confliggere con il ruolo esercitato dal questore, dall'assessore alla Sicurezza Corradini, che già si avvale di suoi consulenti, e dal comandante della polizia municipale".
"Piaccia o meno allo sceriffo di turno, in uno stato di diritto è compito del questore e delle forze dell'ordine garantire la sicurezza, intesa innanzitutto come incolumità personale dei cittadini", rincara il capogruppo del Prc Matteo Sassi. "Ritengo politicamente e istituzionalmente inaccettabile che un delegato del sindaco tenti di arrogarsi prerogative non sue e, soprattutto, contribuisca ad alimentare un ingiustificato allarmismo". A maggior ragione se tutto questo è fatto strabicamente, con un occhio che guarda al 2009 e ai rapporti di forza interni al Pd e l'altro che mira strumentalmente alla sicurezza", chiude caustico Sassi.
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