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Il prete contro le ruspe del sindaco
"Andate via, avete violato i patti"

La benna rompe la strada sulle proprietà di San Francesco per avviare i lavori di rifacimento del sagrato. Ma il sacerdote dice che gli accordi non sono stati rispettati. Il sagrato non si tocca; e l’ultima parola, in base al diritto canonico, spetta proprio al parroco

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Don Franco Ranza Reggio Emilia, 12 giugno 2008 - "Fermi! Fermate la ruspa". Ore 13, sagrato della chiesa di San Francesco. Da una parte le tute arancioni, dall’altra il parroco in clergyman. La trattativa dura un un sospiro ("Noi abbiamo l’ordine di lavorare"), poi la voce sottile del don Franco Ranza è coperta dal frastuono della benna, che tutto fa vibrare mentre disfa l’asfalto e sfiora i preziosi gradini del sagrato. Sul marmo bianco, levigato dal tempo e dai fedeli, c’è una transenna: l’accesso alla chiesa è garantito solo da via Battaglione Toscano.

Il don minaccia di chiamare i carabinieri, di far denuncia per violazione di domicilio. Poi ritorna in canonica: è da qui, dal computer portatile appoggiato sul tavolo della sala, che la sera prima — nell’imminenza dei lavori — aveva messo nero su bianco il suo no. Il sagrato non si tocca; e l’ultima parola — in base al diritto canonico — spetta proprio al parroco.
Un primo fac-simile alle 19: "Al signor sindaco Delrio. Comunicazione: Ci si ritrova una recinzione sulla proprietà parrocchiale senza l’accordata presentazione dei lavori con tempi programmati. A tale motivo in data odierna viene revocato ogni permesso per ciò che concerne la responsabilità parrocchiale. Il consenso di massima concesso dalla parrocchia alla Curia era nel rispetto di alcune normative e formali richieste: non è stata ancora data formale risposta!". Dodici ore dopo, altro fac-simile. Ancora al sindaco e, per conoscenza, all’ufficio beni culturali della Curia: "In attesa di chiarimenti formali, si chiede l’immediata sospensione dei lavori e l’immediata rimozione delle transenne sulla proprietà della parrocchia. Ad oggi, ogni concessione della parrocchia viene revocata".

E il Comune? All’assessorato alla città storica rispondono picche e sventolano la lettera, datata 10 giugno, in cui la Curia accordava il permesso all’amministrazione. Morale: "Non si ritiene motivata una sospensione dei lavori, cui fa cenno unilateralmente il signor parroco". Nella missiva curiale, firmata dal vescovo ausiliare Ghizzoni e dal parroco Ranza, si dà l’ok al rifacimento, all’"allargamento del sagrato e la sua ridefinizione, che lo rende simile alla forma storica dell’inizio del secolo scorso e che valorizza la facciata della chiesa di San Francesco". Ma è vero che si tratta di un via libera subordinato ad una "autorizzazione scritta del parroco prima di intervenire", e alla stesura di una "convenzione dove la parrocchia riconosce al Comune il diritto di passaggio sull’area antistante il sagrato".
Due condizioni non rispettate, dice don Ranza. "In Comune dovevano aspettare, non partire in questo modo su una proprietà parrocchiale"; sì, perché la strada — ormai sfatta — che sfiorava la facciata, insiste sul vecchio sagrato, un tempo delimitato da pilastrini. Curioso: è sempre la chiesa, che fu uno dei primi edifici sorti in zona, a essere considerata d’impaccio e a subire mutilazioni. E gli antichi gradini in marmo? "Nel progetto erano previsti altri gradini. Forse oggi non li hanno abbattuti per le mie rimostranze. Domani chissà", commenta amareggiato il parroco delle mille battaglie nel segno dello slogan ‘sicurezza e legalità in centro’.
E dire che l’amministazione considerava l’intervento come una sorta di omaggio: "Così come concordato con sua Eccellenza monsignor Ghizzoni, l’Amministrazione, che si è assunta l’onere delle spese di restauro del piazzale considerandolo un bene comune per la città, sta ottemperando agli impegni assunti due giorni fa".
La ruspa sconvolge il terreno davanti ai pedoni che non sanno dove passare. Don Ranza non c’è.

 










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