Ogni mattina impiegati e tecnici della Tech Montaggio di Mancasale fanno una particolarissima pausa: dalle 10,30 alle 10,40 fanno esercizi di Tai chi diretti dal collega-maestro Paolo Zaffelli
Reggio Emilia, 20 giugno 2008 - Mancasale, ore 10,30 del mattino. Nelle strade e nei capannoni della zona industriale, cuore economico della città, fervono le attività produttive. Automezzi grandi e piccoli battono l’asfalto incessantemente. In sottofondo, il baccano continuo dei macchinari in azione nelle fabbriche, che si succedono l’una all’altra come tante villette a schiera. Un paesaggio non esattamente idilliaco. Mancasale, ore 10,30: nell’operosa confusione generale, una strana scena atrae l’attenzione. Dall’interno di un anonimo magazzino, sede di una delle tante aziende dell’area, escono, uno ad uno, tutti i dipendenti. Maglietta, tuta e scarponi da lavoro.
Si dirigono nel cortile, a fianco dell’edificio. Si sparpagliano leggermente, guardando tutti nella stessa direzione. Tutti tranne uno, che si posiziona di fronte agli altri, come un direttore d’orchestra. L’operaio che ‘dirige’ inizia a guidare il gruppo in una serie di esercizi. Tutti eseguono, muovendo braccia e gambe all’unisono. I movimenti sono lenti, studiati, armonici. Il silenzio e la pace che evocano stridono con la confusione che tutto intorno regna sovrana. Il ragazzo che dirige ha il tono calmo e la sicurezza di un’istruttore di una palestra. E la sensazione ora è proprio quella: una palestra. Gli operai sorridono, si rilassano. Ed eseguono. Tutto questo dura dieci minuti.
Ore 10,40: ultimo esercizio. Poi l’‘istruttore’ rompe le righe: «Grazie a tutti!». Applauso generale. I dipendenti si riavviano nel magazzino. Al lavoro.
Una strana scena, che si ripete ormai da qualche tempo, ogni mattina, puntuale. Gli effetti della globalizzazione, si direbbe. Con buona pace dell’immagine stereotipata dell’operaio che, per decenni, ha dominato in un certo tipo di cultura. L’istruttore è Paolo Zaffelli, maestro di Tai Chi, lo ‘stile interno’ delle arti marziali cinesi, immortalato in tanti film. Gli allievi sono i suoi colleghi operai, appartenenti a sei nazionalità diverse. Il luogo in cui avviene la singolare ‘pausa Tai Chi’ è l’azienda oleodinamica Tech Montaggio. «Sono campione italiano di Wushu Kung Fu, cintura nera terzo grado — ci spiega il 35enne Zaffelli — e allievo del Gran Maestro Xu Hao. L’idea di portare in fabbrica il Tai Chi mi è venuta dopo un soggiorno in Cina, all’Università dello Sport di Chengdu, nella regione del Sichuan. Lì ho potuto verificare di persona quanto sia diffuso nei luoghi di lavoro questa pratica. Così, una volta tornato, l’ho proposto ai titolari della ditta, che alla fine hanno accolto con entusiasmo l’idea».
E i colleghi come l’hanno presa?
«All’inizio gli altri erano un po’ scettici, soprattutto alcuni africani. Ma piano piano sono venuti tutti alla mia lezione, e ora non se ne perdono una».
«E’ vero — interviene Maria Cavuto, addetta all’assemblaggio —, partecipiamo tutti. Io poi mi sento più energica e meno stressata quando riprendo il lavoro. Dovrebbero farlo in tutte le aziende». «Le persone — riprende Zaffelli — hanno molto spesso problemi di rigidità alle spalle e al collo. Con il Tai Chi ci si può rilassare, sciogliere le tensioni e aumentare l’energia. E i risultati si vedono: il titolare della ditta vicina ha iniziato a fare anche lui la ‘pausa Tai Chi’ al posto di quella caffé».
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