Fra le possibile strade, il proscioglimento, lo sconto di pena, la libertà totale ma anche l'ospedale psichiatrico giudiziario per un tempo imprecisato. Dipende tutto dalla pericolosità sociale
Reggio Emilia, 1luglio 2008 - Si profila la perizia psichiatrica per Francesca Brandoli: che può voler dire proscioglimento, eventuale sconto di pena, libertà totale ma anche ospedale psichiatrico giudiziario per un tempo imprecisato. Dipende tutto dalla pericolosità sociale. A preannunciare in aula d’assise che chiederà la perizia alla corte è stato ieri il difensore dell’ex moglie di Christian Cavaletti imputata del suo omicidio, l’avvocato Lucrezia Pasolini. Alla richiesta - ha detto l’avvocato Liborio Cataliotti - vuole associarsi la difesa di Davide Ravarelli, il compagno della Brandoli a sua volta imputato di omicidio premeditato, che la donna da qualche giorno accusa dell’agguato mortale di Reggiolo avvenuto il 30 novembre 2006 dopo aver spezzato un’alleanza di un anno e mezzo. Ravarelli si dice innocente e per quanto lo riguarda non ha intenzione di sottoporsi a sua volta alla perizia: lo abbiamo appreso ieri dal suo difensore che ha spiegato: «Ravarelli è contrario perchè non crediamo sia infermo di mente».
La Brandoli però è tornata all’attacco nei confronti di Ravarelli ieri pomeriggio. Si era alla conclusione dell’udienza, fondamentale, in cui si doveva decidere sull’utilizzabilità o meno delle intercettazioni ambientali più importanti - a proposito: la corte ha deciso che sono tutte utilizzabili - e la Brandoli voleva a tutti i costi essere sottoposta all’interrogatorio degli avvocati e della corte. Non era possibile. E così l’imputata non si è più trattenuta. Ha detto: «Voglio parlare adesso. Non è giusto, solo perchè un assassino deve farla franca!» Ravarelli, seduto proprio davanti a lei, è rimasto impassibile. Per tutta la giornata aveva ignorato la donna che gli ha dato un figlio e ha continuato a farlo: come se avesse vicino a sè un’ombra. A udienza chiusa Francesca Brandoli è stata accompagnata fuori dall’aula dagli agenti della polizia penitenziaria. Ed è scoppiato il finimondo. Nella camera dietro il gabbione degli imputati si sono sentite grida acute e prolungate, sbattimenti e colpi facilmente interpretabili come pugni e calci contro le porte. Una crisi nervosa. L’avvocato Pasolini è andato dalla sua assistita a dirle di stare tranquilla. Ma la soglia dell’autocontrollo, l’imputata l’ha oltrepassata di molto. Quando è tornata in aula, l’avvocatessa ha detto solo: «Il carcere è duro per tutti».
L’insofferenza della Brandoli si era manifestata in tutto il suo impeto alla fine dell’udienza in aula. Il presidente della corte, Pietro Fanile, alla richiesta dell’avvocato Cataliotti di far slittare l’udienza prevista per oggi in cui dovevano essere sottoposti a esame entrambi gli imputati, aveva dato il consenso. Motivo: Ravarelli ha diritto a partecipare all’udienza di domani a Roma in Cassazione che decide su un suo ricorso per uscire dal carcere. La Brandoli ha detto quella frase: «Non è giusto, solo perchè un assassino deve farla franca», alzando la mano e scuotendo la testa. Ha chiesto: «Non lo potrei fare adesso l’esame? Io sono disposta anche a farlo adesso». E il dottor Fanile: «E’ una cosa non breve, non so se ce la facciamo». Al suo avvocato, sprezzante, la Brandoli ha detto: «Sono pagati apposta!» (non è nuova la Brandoli alle polemiche con la giustizia, a suo tempo aveva attaccato a spron battuto sul web il presidente del tribunale Piscopo che seguiva la causa di separazione da Cavaletti e l’affidamento dei figli). Il difensore cercava invano di farla tacere, di evitare incidenti diplomatici. Alla fine si è deciso per tenere l’udienza giovedì. Sarà sentita la Brandoli. Ravarelli deve ancora decidere.
L'assise di ieri aveva vissuto momenti di notevole tensione, stavolta sotto il profilo tecnico-giuridico. L’avvocato di Ravarelli infatti in mattinata aveva sollevato due eccezioni di inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali, le più importanti, fatte ai due indagati in macchina lungo l’A1: le censure riguardavano la correttezza formale della cronologia dei tempi di deposito del decreto di intercettazione in cancelleria, dell’annotazione sul registro delle intercettazioni e della comunicazione dell’attività investigativa (la cimice da piazzare sull’auto a nolo) all’agenzia di autonoleggio cui si era rivolto Ravarelli. Esistono tempi precisi stabiliti dalla legge da cui non si può deflettere per la garanzia del cittadino. Il pubblico ministero, Valentina Salvi, ha ribattuto punto su punto definendo «spiacevole» l’eccezione della difesa di Ravarelli: «Ritengo offensivo dal punto di vista professionale che si dica che io mobiliti la società senza il decreto; sottolineo che l’intercettazione non può avvenire in mancanza di un decreto» (il legale aveva parlato di ‘lapsus calami’). Sul punto è intervenuto con forza l’avvocato di parte civile, Enrico Della Capanna. Le intercettazioni, «importantissime per l’accertamento della verità dei fatti», sono salve e il legale ha commentato: «L’operato della procura è stato assolutamente corretto. L’accoglimento dell’eccezione avrebbe reso di fatto inutilizzabili le intercettazioni ambientali e telefoniche con decreto d’urgenza del pm quando manchino i cancellieri che possano riceverne il deposito». E ha concluso: «Qualsiasi argomento di diritto, anche il più raffinato, deve condurre a soluzioni ragionevoli. Quel che non è ragionevole non si può adattare al diritto e non riesci a cavare un ragno dal buco».
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