La passione di chi coltiva spazi verdi comunali alla Pappagnocca, 180 piccole aree con una lista d'attesa, e al tempo stesso riesce a risparmiare e a far fronte all'aumento dei prezzi. "Ma che crisi! Noi la regaliamo la verdura!", raccontano i cittadini-ortolani
Reggio Emilia, 28 agosto 2008 - ‘Agricoltori poeti’ che si fanno un baffo del caro prezzi sulla verdura. Sono i pensionati che accudiscono gli oltre 180 lotti di terreno degli Orti comunali di via Toscanini, nel cuore del quartiere della Papagnocca. "Ma che crisi! Noi la regaliamo la verdura!" dice il 67enne Francesco Zucca, ex operaio di origini sarde, a Reggio da cinquant’anni. "Noi la verdura non la compriamo proprio, ne avòm da butèr via quasi", gli fa eco Nazaro Mercati, 73 anni, ex dipendente della Sip, poi dieci anni in ceramica. Tutte le mattine decine di pensionati arrivano qui per curare il loro piccolo terreno. Per accedervi hanno dovuto attendere in lista.
"Io ho atteso sei mesi" spiega Remo Boccacci, ex consigliere comunale della Lega negli anni ’90, oggi pensionato dopo una vita in giro per il mondo. "Fino a qualche tempo fa gli orti erano liberi, da qualche anno c’è la lista d’attesa". Per accedere agli Orti bisogna essere già in pensione. Una volta che l’appezzamento viene assegnato si paga una quota annuale. "Qui è di 20 euro l’anno", spiega Boccacci. Si arriva, si prendono in prestito vanga, rastrello, annaffiatoi e si cura il proprio appezzamento. "Io sono qui da tre anni —continua Boccacci, 63 anni —, prima avevo un orto quando vivevo a Montecavolo, si innaffia due volte al giorno, mattina e sera".
"In primavera ed estate mangiamo verdura io, mia moglie e i miei figli con i nipoti. Si risparmia, ma prima di tutto si sta bene. Qui c’è il rapporto con la terra, è una poesia, sì, proprio una poesia. Ci vorrebbe un orto in ogni quartiere, altro che cementificare il territorio con nuove case". Boccacci vive da sempre senza auto, cellulare e non guarda la tv. "Ma non sono oscurantista, io uso l’aereo, ma quando serve — dice — in città mi muovo in bicicletta, è più veloce. Uso semplicemente il buonsenso, non sono contro il progresso".
Per molti coltivare l’orto è un ritorno alla gioventù oltre che un modo per risparmiare. "Io ero contadino da giovane, dopo ho lavorato alla Sip ai telefoni, dieci anni di ceramica — spiega Nazaro Mercati —. Ma questa è una passione, io sto bene solo quando sto in mezzo al verde nei boschi a trovare i funghi". La crisi? "No, niente crisi per noi sulla verdura".
"Tutti coloro che hanno un giardino anche in città dovrebbero imparare a fare lo stesso, tramandando ai giovani questo piccolo lavoro. Si risparmia e si ama la terra, si sta proprio bene, siamo felici", dice Francesco Zucca. E come si fa quando si va in vacanza? "Basta mettersi d’accordo con il vicino che innaffia per te", dice Zucca. "Io ho iniziato quando è morto mio marito che seguiva l’orto, mi ha trasmesso la sua passione — dice Annamaria Scandellari, ex impiegata —. Sono dieci anni che vengo qua". Anche per lei niente caro-prezzi per la verdura. "Non soffro certo la crisi perchè coltivo e mangio la mia verdura, che è molto più genuina di quella che si compra nei supermercati".
"E’ un modo di vivere, ma anche di risparmiare, perchè oggi la verdura è aumentata un bel pò — spiega Gianni Bolondi, 65enne, ex operaio della Lombardini, mentre cura la sua piccola vigna d’uva —. Certo dipende dall’impegno che una persona ci mette, perchè per ottenere delle cose buone ci vuole costanza. E’ come nella vita, bisogna impegnarsi, se uno abbandona l’orto prende quello che viene, c’è gente che pianta le cose in primavera poi va al mare e riprende in autunno". Anche per Bolondi oltre che il risparmio questa è una passione ai confini con una filosofia di vita. "Io sono di origine contadina, per me torna facile e mi tuffo nei ricordi. E’ una cosa molto bella, piena di valori — dice —. Purtroppo molti giovani stanno abbandonando questa cultura".
Bolondi però intravvede una speranza per tramandare le tradizionali rurali. «Ci sono anche giovani che vivono in città che le stanno recuperando — spiega —. Se uno ha una casa con giardino è incentivato, si inizia per prima cosa scoprendo le piante , poi appena queste persone diventano papà e mamma e vedono il mondo inquinato si trasformano». Bolondi tira fuori il suo spirito di ‘contadino poeta’ e confida nella riscossa delle giovani coppie di genitori.
"Ci si rende conto che il mondo è inquinato, che c’è qualcosa che non va e vedendo il futuro che aspetta i loro figli — spiega l’ex operaio della Lombardini —. Una parte dei giovani iniziano a lottare contro i veleni, i pesticidi, l’inquinamento, cose delle quali prima non si accorgevano e alle quali non davano importanza". Qui in via Toscanini il consumismo sfrenato sembra una sotto-cultura propria di un altro pianeta lontano anni luce dalla Terra. "Ogni tanto qualche anziano viene con un nipotino e gli insegna", spiega una signora mentre sta raccogliendo l’acqua nei pozzi comuni. Anche i parenti dei pensionati possono accedere agli orti. "Basta esibire il patentino al responsabile all’ingresso", conclude Zucca.
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