Un team reggiano della Fagioli ha 'messo in moto' il super terminale del rigassificatore diretto in Polesine. La gigantesca piattaforma arriverà tra venti giorni nel Mar Adriatico, a largo di Porto Levante in provincia di Rovigo
Reggio Emilia, 3 settembre 2008 - Arriverà tra circa venti giorni nel Mar Adriatico, a largo di Porto Levante in provincia di Rovigo, la gigantesca piattaforma per la rigassificazione del gas naturale liquefatto partita il 30 agosto scorso dalla baia di Algeciras, in Spagna, dopo aver percorso 1.700 miglia marine. L’impianto, realizzato da Terminale Gnl Adriatico Srl (società partecipata da Qatar Terminal Limited, Exxon Mobil Italiana Gas ed Edison), è un vero e proprio mastodonte: trecentomila tonnellate di cemento, 180 metri di lunghezza e quasi cinquanta di altezza. Una volta attivato avrà una capacità otto miliardi di metri cubi di gas, garantendo qualcosa come il 10 per cento del fabbisogno di gas del Paese, oltre a creare un centinaio di posti di lavoro diretti.
Tutto questo, però, non avrebbe visto la luce, se non con tempi e costi inaffrontabili, senza l’intervento di un gruppo di Reggio Emilia, la Fagioli, che di questo colossale progetto è il vero e proprio motore. Il gruppo reggiano, infatti, è specializzato nei trasporti eccezionali e non è nuovo alle imprese: anni fa riuscì a trasportare il sommergibile ‘Toti’ fino al Museo della scienza di Milano. Nell’operazione rigassificatore la Fagioli ha realizzato il trasporto, il sollevamento e il posizionamento di 30mila tonnellate di materiale, senza alcun incidente e nei tempi previsti. In questo immane lavoro l’uomo chiave è stato l’ingegner Andrea Massera, 47 anni, che insieme alla sua giovane equipe ha ideato e brevettato il macchinario in grado di sollevare i giganteschi componenti del rigassificatore: l’Elevator. "Abbiamo avuto a che fare — racconta Massera — con un monumentale parallelepipedo di cemento armato che conterrà il gas liquido. Questo doveva essere attrezzato con tutti i moduli che realizzano il processo: trasformare cioé il gas da liquido allo stato aeriforme, per poi distribuirlo agli utenti del Nord Italia".
Il vostro ruolo è stato quindi quello di escogitare un metodo per sollevare questi enormi componenti.
"Esatto. Perché le gru convenzionali non ce la fanno a spostare componenti così grandi, anche di 4.500 tonnellate, ad un’altezza di cinquanta metri».
Che soluzione ha trovato?
"E’ come un ascensore. Abbiamo studiato un sistema che si compone di due torri sulle quali possono scorrere in senso verticale dei travoni. Queste travi posso essere calate fino al livello del cantiere, per poi sollevare il modulo fino alla sua posizione finale".
Quanto è costato questo macchianario unico al mondo?
"L’investimento complessivo è stato di circa tre milioni di euro. Lo useremo in altri interventi in tutto il mondo, per esempio a Palermo il prossimo anno, in una piattaforma di perforazione, o in Cina per sollevare un immenso altoforno".
Un altro uomo decisivo nell’operazione rigassificatore è stato l’ingegner Paolo Cremonini, il direttore delle operazioni della Fagioli Group. Sua la direzione del gruppo operativo che ha materialmente sollevato il colosso.
di FRANCESCO GERARDI
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