Un giovane docente di lettere in un liceo privato di Sant'Ilario. I suoi video su Google. "Le mie passioni sono la musica, la fede in Dio e la letteratura" racconta l'insegnante 26enne
Sant’Ilario (Reggio Emilia) - "Ho sempre incontrato preti, insegnanti e rapper eccezionali". Una vocazione. Matteo De Benedittis, 26 anni, professore di lettere che pare catapultato fuori dal film "L’attimo fuggente", insegna al liceo San Gregorio Magno di Sant’Ilario d’Enza, paese di 10mila anime fra Reggio e Parma. Insegna e "rappa". Anzi, insegna con il rap. "Mi presento / di solito io faccio il professore / ma nonostante questo / le rime le faccio con il cuore". Lo potete vedere su internet. E’ il video più gettonato dai suoi studenti. Basta digitare "Il professore Sant’Ilario" e comparirà De Benedittis in aula che improvvisa un freestyle con gli studenti. In pratica, si tratta di inventarsi rime su una base ritmica e chi tra i rapper fa le rime migliori vince la gara.
"Sono cresciuto con gli Articolo 31 e ancora oggi uso i loro testi in classe — racconta il giovanissimo professore reggiano — Per esempio, utilizzo Caparezza e un gruppo storico reggiano, La Kattiveria, per spiegare le figure retoriche. Un esempio? ‘Armata delle tecniche’ è una canzone de La Kattiveria che è stata fatta per spiegare che cos’è l’allitterazione (ossia la ripetizione di una lettera o una sillaba all’interno delle parole): ‘Magma e amalgama fra sintagma e sintagma’. Come esprimersi meglio?".
Dietro all’amore per il rap si naconde una riflessione professionale: "Mi piace molto, perché dà una potenzialità ritmica al testo. I rapper sono i poeti di oggi. Inoltre una scuola intelligente, come quella dove insegno, sa che quando professori e studenti fanno attività assieme la qualità dell’insegnamento ha un’impennata verticale. Fare lezione con il rap è un modo di fare ciò che amo (insegnare) parlando di ciò che amo (il rap)".
Ma com’è nata l’idea del "contest" rap, cioè della gara rap, in classe? "E’ stato uno studente che fa rap a proporlo. Sapeva che ascoltavo quel tipo di musica. Io, che non avevo mai provato a fare rime, ma le ascoltavo soltanto, ho deciso di lanciarmi. Il resto della classe sarebbe stata la giuria. Mi sono preparato per due giorni, ma il risultato — ride — è stato deludente. L’alunno mi ha battuto. Ma per me era la prima volta. Del rap mi definisco un credente, ma non praticante. Comunque, lo abbiamo poi ripetuto altre volte, in diverse lezioni".
Ma la musica è la sua terza passione. Le prime due sono fede e letteratura: "Il mio primo maestro è stato mio padre, anche lui professore di lettere. Da piccolo tutte le sere mi leggeva una favola e poi pregavamo assieme. I libri erano i miei soprammobili. Questo il motivo della mia passione per la letteratura e la religione. Poi, crescendo, ho incontrato professori, in particolare uno, Massimo Manghi di Reggio Emilia, che mi hanno convinto sempre più che questa fosse la mia strada". Non ha dubbi. Parlandone, De Benedittis sorride. Come se vedesse compiersi il proprio sogno: "Insegnare è l’unica cosa che saprei fare nella vita. L’ho scoperto a 10 anni. La maestra mi chiese in classe che lavoro avrei voluto fare da grande e io risposi: ‘Il professore di lettere’. Per quanto riguarda la religione, invece, ritengo di essere un discepolo di don Dossetti". Non ha paura di scoprirsi De Benedittis, umile sì, ma fiero delle proprie idee; così spiega: "La chiesa per molti aspetti mi è sempre risultata simpatica, nel senso etimologico del termine; per questo sono frequentatore assiduo della parrocchia". A quando la messa rap?
di Saverio Migliari
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