"Molte famiglie straniere preferiscono risparmiare sul costo del pasto - denuncia il dirigente Roberto Ferrari -, così i loro bimbi non rimangono un tempo sufficiente con i loro coetanei italiani e non imparano la lingua"
Reggio Emilia, 4 ottobre 2008 - ISCRIZIONI alla prima elementare per i bambini stranieri che non parlano bene l’italiano? Andranno valutati caso per caso. Trova consensi, ma con qualche distinguo, la decisione del dirigente scolastico Roberto Ferrari, di Luzzara, di mantenere per un altro anno alla scuola materna quei bimbi che, non esprimendosi nella nostra lingua, rischierebbero di rallentare l’intero percorso didattico della classe nel caso di inserimento in prima elementare.
«VA CONSIDERATA la capacità di apprendimento di ogni singolo alunno – spiega l’insegnante Cristina Manfredini, impegnata proprio nella scuola elementare luzzarese – in quanto ci sono casi in cui il dialogo è difficile pure nella lingua d’origine. Ma ci sono bimbi che in breve tempo, con un adeguato numero di ore di lezione insieme agli altri coetanei, sono in grado di imparare molto alla svelta». In effetti, spesso l’insufficiente apprendimento della lingua italiana è legato al fatto che i bimbi della scuola materna trascorrono troppo poco tempo a scuola, la mattina. «Col fatto che molte famiglie straniere preferiscono risparmiare sul costo del pasto – aggiunge il dirigente Ferrari – ci sono genitori che portano a scuola i loro figli molto tardi, anche alle 9,30, per poi venirli a prendere alle 11,30, all’ora della distribuzione del pranzo a scuola. Ora abbiamo emesso una circolare che prevede l’ingresso a scuola non più tardi delle 8,30, con il pasto ritardato per consentire ai bimbi di restare di più con gli altri, alla materna. Così imparano meglio anche l’italiano».
D’ACCORDO sull’utilità della «socializzazione» è una mamma indiana, da 22 anni in Italia e figli alla scuola luzzarese: «Se i bambini restano poco alla materna – dice Gill Sukhjeet Kaur – non fanno in tempo ad imparare bene l’italiano. I bimbi dovrebbero restare a scuola anche al pomeriggio, ma tornando a casa per il pranzo, poi non risulta possibile il rientro, in quanto provocherebbe una disparità di trattamento rispetto a chi resta a pranzo e pure nel pomeriggio».
IMPORTANTE diventa anche l’istruzione dei genitori: se loro parlano in italiano, anche i figli possono apprendere meglio la lingua del Paese in cui vivono. «Io abito qui da undici anni – dice un’altra mamma, Iljara Shaba, albanese – e credo che sia importante conversare anche in italiano con i figli, a casa. Ma è necessario che i genitori sappiano parlare in italiano. Ci sono tanti corsi per adulti, anche per sole donne, in vari orari, per poter imparare la lingua. Basta solo un po’ di buona volontà». E sulla possibilità di rimandare di un anno l’iscrizione alla prima elementare per gli stranieri che non parlano la nostra lingua, Iljara è decisa: «Vanno valutati i bimbi caso per caso. Stando con gli altri, ci sono bambini che imparano molto presto. Per loro l’iscrizione non dovrebbe essere un problema».
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