I cinesi sfruttati ricevevano una paga tra i 25 e i 30 euro. Al momento del blitz dei carabinieri, intorno all'una di notte, nel capannone c'erano dieci persone: quattro prive di permesso di soggiorno
Reggio Emilia, 8 ottobre 2008 - Un imprenditore tessile cinese di 43 anni, Liu Wenyong, che sfruttava suoi connazionali clandestini facendoli lavorare 11-12 ore al giorno per una paga tra i 25 e i 30 euro in una giornata, è stato arrestato dai carabinieri di Reggio Emilia in seguito ai controlli eseguiti in un opificio di viale Ramazzini.
Nel capannone del cinese arrestato c'erano dieci persone di cui quattro privi di permesso di soggiorno. Uno di loro è stato anche arrestato per non aver ottemperato a un precedente ordine di espulsione dall'Italia. L'operazione dei carabinieri ha avuto luogo intorno all'una di notte e in quel momento la piccola fabbrica tessile era in piena attività: al lavoro sia il titolare che i dieci addetti.
Heba Baypumi, trentenne egiziana ma da sempre residente a Reggio Emilia, si è aggiudicata una delle fasce del concorso nazionale. "Non ho avuto alcun problema a sfilare in costume, non ho fatto nulla di male" commenta