E' fallita la cessione delle quote pubbliche della srl che gestisce lo scalo in perdita per 300mila euro all'anno. Ultimo appello entro dicembre, mentre per la Provincia "la liquidazione è l’ultima ratio". Tra le ipotesi c'è la declassificazione a campovolo
Reggio Emilia, 15 ottobre 2008 - Nessuno vuole il nostro Aeroporto. Fallisce la gara per la cessione delle quote dei soci pubblici della srl che gestisce lo scalo reggiano. L’asta è andata deserta: alla manifestazione d’interesse presentata agli inizi di agosto dal gruppo Giacchieri di Roma, l’unico a farsi avanti, non è seguita l’offerta vincolante. E ieri, alla scadenza del termine per la presentazione dell’offerta, ai soci pubblici e all’amministratore unico del srl, Tiziano Scalabrini, non è rimasto altro che prenderne atto.
"Non sono pervenute offerte e pertanto la procedura deve ritenersi chiusa con esito negativo", scrive in una nota di poche righe l’amministratore unico della società. Punto e a capo. Ora si volta pagina. Come conferma lo stesso Scalabrini: "La società, nel rispetto della normativa vigente in materia di dismissioni di società a partecipazione pubblica e in materia di società aeroportuali, nonché nel rispetto delle linee guida originariamente previste dal bando, proseguirà, per un periodo limitato di tempo, le procedure di privatizzazione". Espletato, seppur senza successo, il passaggio obbligato della vendita attraverso bando d’asta, ora la strada che si apre è quella della trattativa privata, "nel rispetto degli elementi definiti nel bando", precisa Scalabrini.
Ora si tratterà di vedere se si faranno avanti quei soggetti che in passato avevano ventilato l’interesse verso l’aeroporto reggiano ma che in occasione del bando di gara — a detta di qualcuno troppo ambizioso e selettivo — hanno scelto di restare alla finestra. I tempi sono stretti: pochi mesi, da qui alla fine dell’anno, per privatizzare l’aeroporto. I soci pubblici non sono disposti ad aspettare oltre. Così come non ne vogliono più sapere d’investire ulteriormente in una società che registra perdite per 300mila euro l’anno. "Per la trattativa non c’è una scadenza tecnica", spiega Scalabrini che per il 21 ottobre ha convocato l’assemblea dei soci della srl che gestisce lo scalo reggiano.
"Se alla fine dell’anno non riusciremo a verificare un interesse effettivo da parte dei privati, inutile aspettare in eterno. Le risorse a disposizione della società Aeroporto non sono illimitate", chiosa l’amministratore unico. Con l’asta andata deserta, pesano molte incertezze sul futuro dello scalo reggiano. E se la trattativa privata non dovesse andare a buon fine si potrebbe riaffacciare lo spettro della liquidazione, anche se dalla Provincia definiscono questa ipotesi come "l’ultima ratio", perché "significherebbe perdere tutti gli investimenti fatti". Tra le ipotesi prese in considerazione dai soci principali quella di una declassificazione dell’aeroporto a campovolo. In questo caso l’ultima parola spetterà all’Enac. I soci pubblici non hanno mai fatto mistero di ritenere la vocazione dello scalo reggiano legata all’aviazione amatoriale, alla manutenzione, alle scuole di volo e di paracadutismo. Attività che potrebbero 'accontentarsi' di una società economicamente meno onerosa.
di Vanina Cocchi
I primi Angeli, una ventina, terranno il corso di formazione per poi essere presenti su strada. Sono volontari che aiutano chi è in difficoltà, chi è emarginato e lottano contro il crimine. Ben riconoscibili: divisa, basco blu e giubba rossa, opereranno soprattutto nelle zone "calde"