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LA RICORRENZA

Fini festeggia il tricolore in piazza
"Bruciare le bandiere è terrorismo"

Il Presidente della Camera ha ribadito l'intoccabilità dei principi fondamentali della Costituzione e la necessità di una reale integrazione degli stranieri nel nostro Paese. Dura condanna verso chi ha dato fuoco al vessillo di Israele

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L'incontro tra Fini e l'Imam e Reggio (foto Artioli) Reggio Emilia, 8 gennaio 2009. COM’E’ CAMBIATA Reggio! Arriva Gianfranco Fini per la Festa del Tricolore e non c’è nessuna contestazione da sinistra, anzi: l’unica protesta viene da destra, con il gruppo di Luca Tadolini che in piazza Prampolini alza uno striscione sulle ‘‘vittime degli eccidi partigiani’’.

FINI nota lo striscione, non fa commenti. Probabilmente non conosce neppure il motivo di quella protesta. E poi ieri, alla celebrazione, si è parlato soprattutto di presente e di futuro. Mentre Reggio è sotto la neve, il nostro Tricolore appare libero dai lacci della retorica. La festa mostra una dimensione nuova: peccato manchi ancora il coraggio di renderla anche festa di popolo, come dovrebbe essere per la storia di questo simbolo.

LA BANDIERA è allora anche quella israeliana. Fini ne parla durante il suo intervento al teatro Ariosto. Parla di quella bruciata nei roghi delle piazze italiane, come sabato a Reggio. Ed è durissimo: «Ci sono diversi modi per dimostrare di voler distruggere uno Stato - dice il presidente della Camera -: scriverlo nel proprio statuto, come ha fatto Hamas, o dando fuoco a una bandiera. Non credo che ci sia una differenza significativa».

SONO PAROLE che scatenano la reazione di Alberto Ferrigno. Il consigliere di Rifondazione si alza e abbandona il teatro (‘‘peccato che Fini non abbia usato le stesse parole per condannare l’incendio dei corpi dei palestinesi’’, commenta più tardi). Ma il messaggio di Fini (che poco prima aveva detto di volere il ‘‘cessate il fuoco’’ e che il popolo palestinese abbia una propria bandiera e un proprio stato) era diverso: la pace è impossibile finchè si vuole la distruzione dell’avversario.

INDICA anche le condizioni per l’integrazione degli immigrati, il Presidente Fini: «Non può essere solo un iter burocratico fatto di carte bollate - dice nel suo intervento all’Ariosto -. Un’adesione di facciata. Diventare italiani significa condividere i valori, la tolleranza e il rispetto delle donne, onorare la bandiera, sottostare all’autorità dello stato, essere orgogliosi di giurare sulla Costituzione». A queste condizioni, l’apertura di Fini è però massima: condividendo questi valori, «gli immigrati possono diventare cittadini italiani».

PROPRIO la Costituzione è l’altro tema forte, a fianco del Tricolore. E non c’è solo la consegna del testo agli studenti, in Sala del Tricolore. Fini chiarisce che può essere cambiata nei meccanismi: tagliando il numero dei parlamentari o cambiando il sistema bicamerale. «Ma ci sarà opposizione se si vorranno cambiare i principi fondamentali, che erano valori allora e lo sono oggi».

TEMI vicini al centrosinistra reggiano. E Fini spinge sul tasto della necessità che maggioranza e opposizione dialoghino e si rendano conto che c’è un bene comune. Basta con l’‘‘Italia-calabrone’’, come nella metafora di Galbraith, ovvero il calabrone che riesce a volare a dispetto delle leggi della fisica. «L’anomalia italiana non è più accettabile, il tempo è scaduto». Per Fini «i prossimi anni potranno e dovranno essere il tempo del’Italia - Farfalla. Dobbiamo restituire le ali all’Italia».

FINI lascia il teatro Ariosto con la promessa di tornare, quando possibile, per visitare Casa Cervi. E saluta Reggio: «E’ una città dalla cultura politica diffusa, che per i suoi trascorsi di Resistenza e per essere culla del Tricolore, può essere in prima linea anche nell’integrazione degli stranieri».

di PAOLO PATRIA










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LA FOTO DEL GIORNO

Edorardo Mammi (foto Artioli)

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per dare nome e volto
a tremila parenti

Edoardo Mammi, 68 anni, è originario di San Maurizio. Nel 1995 si è messo in testa di ricostruire l’albero genealogico delle famiglie di mamma e papà

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