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IL CASO

Imprenditore accusato di stalking
manda lettera al pm con un frammento di lenzuolo

L’ha scritta dal carcere l'uomo che avrebbe assillato una ex: si dice vittima di di un complotto. Ha scritto anche al Carlino: "Ho pochi giorni in cui riuscirò ancora a vivere"

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Rodolfo Marconi (foto Artioli) Reggio Emilia, 28 aprile 2009. UN FRAMMENTO di lenzuolo al sostituto procuratore che indaga su di lui. Imbustato e allegato a una lettera che l’imprenditore arrestato due settimane fa con l’accusa di stalking nei confronti di una sua ex, ha inviato al pubblico ministero Maria Rita Pantani per gridarle la sua innocenza. Non solo: una lettera in cui si dice vittima di un complotto l'uomo l’ha spedita dal carcere anche al «Resto del Carlino». Missiva che comincia così: «Ho pochi giorni in cui riuscirò ancora a vivere». Ma torniamo al pezzo di lenzuolo spedito al pm: che significato ha? Un minimo di realismo fa pensare che il mittente abbia voluto lanciare un messaggio simbolico. Un messaggio di morte. La propria.

IL CASO era stato rivelato dal «Carlino» alcuni mesi fa. Una vedova ucraina di una quarantina d’anni aveva sporto denuncia in questura, assistita dall’avvocato Enrica Sassi. Da tempo qualcuno tempestava la donna di lettere, telegrammi, sms con tessere cinesi non rintracciabili: messaggi ingiuriosi a sfondo spesso pesantemente sessuale dove comparivano più o meno vaghe minacce di morte. E poi oggetti: una biscia, un topo, un organo genitale femminile di gomma infilzato di spilloni come un maleficio. Chi spediva tutta quella roba sconvolgente? Una persona che aveva un sacco di tempo a disposizione. E che si spinse persino a entrare nel garage della vedova appropriandosi di un busto del marito di lei e dell’alberello di Natale. La vittima di questa sorta di «stalking psicologico» (la donna non è mai stata toccata con un dito) aveva una sua precisa idea su chi potesse essere il suo persecutore e lo disse alla polizia. La divisione anticrimine del dottor Cesare Capocasa cominciò a indagare. E alla fine, dopo notevoli difficoltà nel rintracciare l’«obiettivo», è scattato il blitz. Gli agenti hanno arrestato l'imprenditore, accusandolo di atti persecutori.

NELL’INTERROGATORIO di garanzia, l’uomo, che è difeso dagli avvocati Francesco Arlotti e Giacomo Fornaciari, ha negato di essere lui l’autore della persecuzione. Ha sostenuto di essere vittima di un complotto della mafia russa, e che nessuna prova c’era che le telefonate e tutto il resto fossero riconducibili a lui. Ha spiegato di soffrire di claustrofobia e di non sopportare di star chiuso in cella. Prende dei medicinali per il cuore.

I suoi legali hanno quindi presentato ricorso al tribunale del riesame, che a suo tempo, peraltro, si era espresso a favore di un ricorso del pm Pantani contro il rigetto della richiesta di custodia cautelare stabilito in un primo tempo dal gip Riccardo Nerucci, disponendo però solo il divieto di avvicinarsi all’abitazione della donna e di contattarla. L’arresto era stato compiuto in un secondo momento dopo nuovi episodi analoghi. I giudici del riesame si esprimeranno giovedì sulla richiesta di remissione in libertà (o in subordine una misura meno afflittiva). 










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