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IL PERSONAGGIO

Mimmo Spadoni: "Il mio assessorato non serve più"

"Il Pd non mi vuole in giunta? Spero ci sia un motivo valido. Ma me lo dicano". Il responsabile della città storica, al termine del suo mandato, si confessa: "Io antipatico? Solo un po' orso. Ho le mie idee e cerco di difenderle"

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Spadoni (foto Artioli) Reggio Emilia, 28 aprile 2009. LE ALZA con cura e fa scivolare via l’acqua piovana. Le nuove poltrone sistemate davanti al Teatro Valli sono le ciliegine della «sua» piazza. Poi Mimmo Spadoni si accende la prima delle tre sigarette che assaporerà in un’ora di ‘confessione’. Durante la quale l’assessore più contestato della giunta Delrio ha sorriso quattro volte. Un record. Almeno per chi non lo conosce.

Spadoni, ma lei è così antipatico come dicono?
«Io non mi sento tale. Ho le mie idee e cerco di difenderle. Di sicuro non sono il classico politico: quello ‘piacione’, che ti dà ragione e poi fa quello che gli pare...».

Beh, però ha quel modo di fare... Ricorda il Marchese del Grillo: «Io sono io e voi non siete un...».
«Sono persona riservata e timida. E pure un po’ orso. Qualcuno legge tutto questo come supponenza. Me ne dispiace».

Dicono anche che non ascolta, che non si confronta.
«Non è vero. Guardi questa piazza: è cambiata rispetto al progetto iniziale. Ho ascoltato tecnici e pure i cittadini».

I cittadini?
«Certo. Guardi, guardi: vede il cerchio che talvolta viene composto dai getti della fontana? Agli architetti non piaceva, ma era necessario ricordare la vecchia fontana. Era un’esigenza espressa dalla gente e così mi sono imposto».

Lei, il suo assessorato, ha realizzato una bella piazza. Ma in giro per la città le strade sono piene di buche.
«Rispondo con un dato: dal 2004 fino a oggi per il centro storico è stato impiegato solo il 7,6 per cento delle risorse del bilancio investimento del Comune. Sorpresi? Eppure è così. E per le buche stiamo provvedendo».

In questi cinque anni lei è stato oggetto di molti attacchi. Spesso molto duri.
«Ho sentito dell’accanimento nei miei confronti. Al limite della diffamazione. Penso, ad esempio, a don Ranza, il quale oggi si lamenta perché non l’ho mai voluto ricevere...».

E’ così?
«Sì. Perché si può essere in disaccordo, ma ci vuole rispetto. E’ lui in passato ha superato il limite. E il mio non è un comportamento arrogante. Lo dimostra il fatto che, comunque, pur senza parlarci, abbiamo trovato un accordo per il sagrato. Se tornerò a parlare con lui? Certo, quando sarà ripristinato un rapporto di rispetto».

Ha mai pensato di mandare tutti a quel paese?
«Quando ‘andavo di sopra’, prendevo il mio scooter e salivo a Cerreto Alto, dove ho una casa in affitto. Lì, tutto solo, restavo 4-5 giorni a leggere, studiare e a ricaricarmi passeggiando nei boschi. E niente telefonino, al massimo due parole dalla finestra con Lindo Ferretti (cantante, ex Cccp, ndr), che ha la casa di fronte alla mia».

Un errore commesso in questi cinque anni di lavoro?
«Mi sono fidato troppo delle associazioni dei commercianti, in particolare di Confcommercio. Ho perso troppo tempo a parlare coi vertici, invece avrei dovuto confrontarmi di più con le associazioni di via, coi singoli commercianti».

Perché?
«Col tempo ho avuto chiaro che le idee dei dirigenti non coincidevano con quelle della maggioranza degli associati. Poi, quando poco tempo fa uno dei vertici (il nome non lo fa, ma si riferisce a Paolo Ferraboschi, presidente di Confcommercio, ndr) si è schierato politicamente in modo esplicito, ho capito tante cose...».

Se vincerà Delrio, lei sarà ancora sulla poltrona dell’assessorato alla Città storica?
«Secondo me non è necessario che ci sia ancora questo assessorato. Le scelte fondamentali sono state fatte e i lavori pure. Ora occorre mantenere ciò che si è costruito. Ma è un compito che può essere assorbito da un altro assessorato, ad esempio quello dei Lavori pubblici. Ciò che è importante è che dal punto di vista politico si mantenga la sensibilità e il patrimonio di pensiero utilizzati nell’effettuare i lavori del centro storico».

Quindi è pronto per un altro assessorato?
«Non devo per forza fare l’assessore (sorride, ndr). Non mi pongo questo problema, anche perché non ho ambizioni di carriera politica».

E se Delrio glielo chiede?
«Se mi interessa, ci penso. Di sicuro non accetterei mai di occuparmi di cose che non mi piacciono o per le quali non ho competenze».

Il Partito Democratico non la vuole più in giunta.
«Vorrei capire perché. Ho fatto cose che non vanno bene? Se è come dite voi, spero ci sia un motivo valido. E mi piacerebbe che me lo si dicesse apertamente».

Le hanno chiesto di candidarsi?
«No. Ma se me lo chiedono dico sì. Anche perché sono convinto che otterrei un buon risultato in termini di voti. Perché mi pare che sul mio lavoro ci sia riscontro da parte dei cittadini».

Le dà fastidio quando la battezzano come uno dei figliocci di Castagnetti?
«Ho lavorato con Pierluigi 4-5 anni e ho avuto modo di apprezzarlo. Affettivamente gli sono legato, ma in passato ho fatto scelte politiche diverse da lui. I figliocci, invece, sono sempre fedeli...».

di ANDREA LIGABUE










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